Il Tirreno

Versilia

I dirigenti comunali condizionano la scelte dei politici

di Donatella Francesconi
I dirigenti comunali condizionano la scelte dei politici

L’intervento di Bobo Genick (Pd) in consiglio comunale «Appalti sempre alle stesse imprese: ora basta»

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VIAREGGIO. Nessuna pressione esterna sulla Giunta nella vicenda che ha portato alla sfiducia, da parte del sindaco Betti, degli assessore Alessandro Augier, Gloria Puccetti, Laura Servetti. È l’esito del lavoro della commissione di indagine del consiglio comunale: l’unico punto che mette d’accordo maggioranza e minoranza. Esito presentato in un consiglio comunale che si è trascinato per ore con le solite schermaglie. Fino a che, intorno all’una di notte, non ha preso la parola Stefano Genick, detto “Bobo”, 31 anni, consigliere comunale del Partito democratico, avvocato con l’aspirazione di entrate in magistratura, presidente della commissione bilancio del Comune. «Io credo che i poteri forti esistano», ha detto senza mezzi termini. «Poteri forti che sono addirittura istituzionalizzati per legge. Nel momento in cui un legislatore come quello italiano ha deciso in modo scellerato di differenziare la parte relativa alla gestione attribuendola all'esclusiva responsabilità di una classe dirigente e riservando un mero indirizzo politico alla classe politica, allora ha creato i presupposti per l'esistenza e il consolidamento a tutti gli effetti di questi poteri forti. Sancendo una sostanziale inamovibilità dei dirigenti. Perché a fronte di un incarico dirigenziale che per legge dovrebbe essere rinnovato a seconda della valutazione che la classe politica esprime sul dirigente, di fatto lo status è di sostanziale inamovibilità». Con il risultato di avere «dirigenti incardinati in un'amministrazione nella quale permangono a prescindere dal rendimento ancorché pessimo».

La sala del consiglio è immobile. Assoluto il silenzio. Genick, con la mano ferma di un chirurgo, apre la pancia della macchina comunale. Parla a braccio, pesa le parole, non cade nella trappola dell’oratoria tipica del mestiere. E si avventura sul terreno minato della riorganizzazione dei dirigenti (macrostruttura) firmata proprio da Servetti con il pieno appoggio del primo cittadino nel novembre 2013, tre mesi prima della sfiducia.

Lavori pubblici. «Ho espresso apprezzamento - ricorda Genick dal banco del consiglio - per il tentativo fatto dall'assessore Servetti di sperimentare un nuovo metodo che è quello della parcellizzazione dei lavori pubblici peraltro in ossequio di tale direttive europee intervenute proprio in materia di anticorruzione. E proprio per fare sì che l'ufficio lavori pubblici, quello che peraltro dispone delle più ingenti risorse economiche, venisse assegnato alle responsabilità di diversi dirigenti e diversi funzionari. Con lo scopo non recondito di fare in modo che eventuali radicamenti del medesimo ufficio non potessero dar luogo ad intrecci consolidati con alcune imprese private che figurano come assegnatari di numerosi appalti senza verosimili, continuative sostituzioni».

La finalità, insomma - spiega Genick al “Tirreno” il giorno dopo il consiglio - «era evitare che un unico ufficio si occupi di lavori pubblici anche solo dando adito a che si possa pensare a meccanismi clientelari negli appalti pubblici».

Socio privato. Ma Genick non ha trovato solo questo rischio nella pancia del Comune viareggino. Due degli assessori sfiduciati, Puccetti e Servetti, erano intenti a rivedere i contratti con il socio privato, lo stesso (Paolo Del Pistoia e le sue imprese), in Sea e Mover. «È evidente - così Genick in consiglio - che un'amministrazione che intende rivedere i contratti di servizio - e su quello con Mover sto analizzando i profili di illegittimità - dapprima assume delle determinazioni in proprio, dopodiché va al tavolo delle trattative con una piattaforma già prestabilita all'interno dell'amministrazione stessa. La proposta della decisione definitiva deve essere esclusivamente di spettanza dell'amministrazione pubblica. La forza della politica è proprio questa: dare indirizzi decisi, portarli avanti, imporli se è il caso, fare dei controlli senza guardare in faccia a nessuno». Insomma, aggiunge Genick, «far capire che il comando spetta a chi è stato eletto». Anche a quei dirigenti che «se hanno grande esperienza condizionano la parte politica». La domanda è inevitabile: anche per quanto attiene al rapporto con il socio privato? «Sicuramente sì», è la risposta.

Determine in bianco. Oggi che il pensionamento di chi ha per decenni gestito il settore dei lavori pubblici a Viareggio (Riccardo Raffaelli) è diventato un caso politico e mediatico - tanto che la delibera sui prepensionamenti non è ancora stata approvata (ieri c’è stata in Giunta un’altra incomprensibile fumata nera) - suscita ancora più quesiti un passaggio della relazione di maggioranza, voluto con forza dal capogruppo del Pd, Matteo Martini . «La commissione - è ancora Genick a parlare - ha trovato determine dirigenziali in bianco che sono state tuttavia debitamente protocollate». Tutte datate 30 novembre 2011 «e tutte verosimilmente aventi oggetto erogazioni di denaro» ai dipendenti. «Determine - ha detto Genick in consiglio - che sono state iscritte con un numero di protocollo in bianco. Allora la mia domanda, alla quale deve essere data la più rapida risposta, è se sono state successivamente riempite e con quali contenuti. Ho il diritto e il dovere di conoscere come mai il dirigente responsabile ha ritenuto di iscrivere a protocollo determine in bianco con un oggetto definito e presumibilmente con un'erogazione di denaro. Perché questa circostanza è assolutamente ingiustificabile».

Il consigliere Santini. Aggettivo che ben si adatta ad un’altra frase ascoltata più volte nel corso delle audizioni della commissione di indagine. A darne conto al consiglio è stato Alessandro Santini, consigliere del Pdl/Forza Italia: «Alcuni amministratori soccombono allo strapotere dei dirigenti, e questo è emerso in commissione. Al punto da sentire affermare che si dichiara, ed è grave, “non importa se rubano, purché arrivino i risultati”. Spero che chi ha poteri maggiori della commissione di indagine possa studiare meglio la situazione di questo municipio che non è tanto limpido come lo si vuole fare apparire».

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