Lutto
Per il Bosco Verde un altro no dai giudici di Lucca
TORRE DEL LAGO. Ricorso respinto per il campeggio “Bosco Verde” che ha comunque deciso di non patteggiare, nonostante il parere sfavorevole arrivato dal provvedimento del Tribunale di Lucca (giudici...
TORRE DEL LAGO. Ricorso respinto per il campeggio “Bosco Verde” che ha comunque deciso di non patteggiare, nonostante il parere sfavorevole arrivato dal provvedimento del Tribunale di Lucca (giudici Carlo Annarumma, presidente e Alessandro Dal Torrione, estensore). «Nonostante il danno economico durissimo che stanno subendo con il sequestro disposto dalla Procura in questo mese - spiega l’avvocato Andrea Bagatti - i nostri clienti hanno deciso di proseguire nel contenzioso». Convinti che prima o poi la giustizia accoglierà come fondanti delle loro ragioni i permessi ottenuti da Parco, Comune e Soprintendenza.
Ma è proprio questo uno dei punti di divergenza forte con Procura e magistrati. Come si legge nel provvedimento firmato il 17 luglio da Annarumma e Dal Torrione. Che mettono l’accento sull’ «autonomia dell’autorità giudiziaria penale da quella amministrativa in materia. Posta che, da un lato il giudice penale deve accertare la conformità dell’atto agli strumenti urbanistici, e dall’altro - ai fini della configurabilità dei fatti-reato previsti dalle disposizioni di settore - è necessaria la valutazione sulla legittimità degli atti amministrativi autorizzatori. Ovviamente non estesa ai profili di discrezionalità, allorché tali atti costituiscano il presupposto o elementi costitutivi o integrativi del reato. Atteso che un’attività formalmente assentita non può svolgersi in contrasto con la disciplina di settore e con conseguente lesione del ben protetto finale». Un passaggio che suona come un messaggio chiaro agli Enti che hanno autorizzato l’installazione delle casette mobili.
«Mi pare che le sentenze che fin qui hanno riguardato il caso del camping “Bosco Verde” - sottolinea Bagatti - si muovano sempre sulle stesse logiche:il fatto ipotesi di reato ha un suo fondamento, gli interventi modificativi della legge saranno valutati nel merito, il reato ambientale permane così come il rischio di aggravio del carico urbanistico».
Andrea Bagatti ci tiene a ricordare che dall’inizio della vicenda ad oggi «c’è stato l’intervento del "Decreto casa" che ha mutato le carte in tavola, chiarendo l'eccezione alla regola: se le case mobili sono all'interno di una struttura ricettivo-turistica, sono amovibili e hanno gli allacci conformi alla normativa regionale di settore, non hanno bisogno di nessun tipo di titolo autorizzativo». La Procura, attraverso il Procuratore capo Aldo Cicala, ha espressamente contestato questa interpretazione: «Ma - replica Bagatti - c'è una circolare del ministero dei beni culturali, datata febbraio 2014, che dà l’interpretazione autentica. Peraltro, che senso avrebbe avuto l'ampliamento della norma per poi rimodificarla ulteriormente se si fosse trattato solo della precisazione di un divieto già in essere? Qualche magistrato in Italia ha già messo nero su bianco che questo passaggio della normativa sia da intendersi proprio come l'eccezione alla regola». (d.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
