La manifestazione
Addio Aurora, angelo danzante
Una folla enorme in Sant’Antonio per i funerali della giovane morta lunedì dopo in un incidente a Torre del Lago
VIAREGGIO. È volata in cielo, come i 15 palloncini bianchi che alla fine della messa si sono alzati in aria, salutati da un lungo applauso. Erano davvero in tanti ieri pomeriggio alla chiesa di Sant’Antonio. Adulti e ragazzi,amici e semplici conoscenti, autorità (l’assessore Glauco Dal Pino in rappresentanza dell’amministrazione) o cittadini comuni. Erano lì per dire addio ad Aurora Francesconi, la quindicenne che lunedì mattina ha perso la vita in sella al suo scooter lungo la via Papa Giovanni XXIII, a Torre del Lago. La grande chiesa di corso Garibaldi si è rivelata troppo piccola per accogliere tanto dolore: in molti hanno dovuto rimanere all’esterno.
Dentro, invece, c’era spazio solo per la commozione. In prima fila davanti, all’altare il papà Gianmarco e la mamma Elisa. Di fronte a loro la bara coperta di fiori e di immagini. Dentro c’erano Aurora, vestita con la tuta da ginnastica, e i simboli delle sue passioni: la maglia della Juventus, una sciarpa del Cgc e la bandiera di Burlamacco. Impossibile per tanti trattenere le lacrime.
Per aprire la funzione padre Letiziano, parroco della chiesa, ha scelto un brano del libro della Sapienza: «Il giusto – ha detto – anche se muore prematuramente, si troverà in un luogo di riposo». Poi è stata la volta del Vangelo secondo Giovanni, con l’episodio della resurrezione di Lazzaro. «Silenzio – ha spiegato iniziando la sua omelia – Forse questa sarebbe la cosa migliore da fare di fronte alla morte di una giovane ragazza. Come trovare le parole per diminuire quel dolore che oggi portiamo nel cuore. Perché? Questo è quello che ci chiediamo tutti. Perché Dio ha permesso che la vita di Aurora terminasse così prematuramente. Da poche settimane aveva finito il primo anno al liceo Carducci e una decina di giorni fa aveva festeggiato il compleanno. Nessuno si aspettava che oggi ci saremmo ritrovati qui, per darle l’estremo saluto. Il suo cuore non batte più e i nostri sono straziati dal dolore. Perché? Solo in Dio possiamo trovare le parole che ci danno consolazione. Quella consolazione che deriva dalla speranza di poterla rivedere, un giorno. La vita dei fedeli non finisce, ma si trasforma e Aurora ora vive in eterno. Forse il Signore l’ha voluto accanto a sé per preservarla dalle cose brutte che talvolta l’esistenza riserva. O forse – ha concluso con un amaro sorriso – l’ha voluta perché gli angeli sono ingrassati e hanno bisogno di un allenatore». All’omelia del parroco è seguita la lettera del vescovo Castellani, che ha testimoniato la propria vicinanza alla famiglia e alla comunità.
Poi è arrivato il momento in cui i fedeli si scambiano un segno di pace. Gianmarco, padre della ragazza, ha lasciato la navata centrale ed è andato ad abbracciare, una ad una, le ginnaste della Motto, compagne della figlia.
In chiesa non c’erano solo le amiche del liceo Carducci” o quelle della palestra, ma anche tanti altri giovani, che con Aurora hanno condiviso il percorso della vita. «Solo tu sai cosa è successo quella orribile mattina del 28 luglio – ha detto una di loro durante la commemorazione – Chissà cosa stai facendo adesso. Forse stai già insegnando agli angeli a fare la ruota. Dicevamo sempre che saresti andata lontano nel tuo sport, ma non sapevamo che stavolta la tua rincorsa ti avrebbe spinto così lontano da correre con gli angeli».
In chiesa c’erano anche amici dei genitori con le lacrime agli occhi. I volontari della Croce Verde, colleghi del papà di Aurora, hanno fatto da cornice all’esterno della chiesa alla tantissima gente che non è riuscita a trovare posto. Finita la messa la bara è uscita e come per magia in cielo è apparso il sole, dopo che fino a quel momento aveva minacciato pioggia. Il feretro è stato accolto da un lungo applauso, mentre in cielo si sono alzati i 15 palloncini bianchi.
Roy Lepore
Gianni Parrini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
