Il dolore
L’urlo e l’immagine: ecco l’altro, inedito Viani
Da Boccioni a Moses Levy, la grafica del Novecento protagonista alla Gamc
di ADOLFO LIPPI
Con fresca vivacità ed acuta intelligenza Alessandra Belluomini Pucci, direttrice della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Viareggio, e Glauco Dal Pino, assessore alla cultura, presentano al palazzo delle Muse di piazza Mazzini la mostra L’urlo e l’immagine che ha per oggetto opere di grafica dell’espressionismo italiano nei primi anni del Novecento.
Non è la solita mostra estiva. E’ una mostra, dice Belluomini Pucci, sofisticata. Non è insomma per cicale, è per formiche interessate alla cultura ed alla conoscenza dei fenomeni artistici. Non è mostra turistica. Ed è già stata ospitata a La Spezia. Però ha un enorme valore per coloro che, ad esempio, vogliono approfondire l’opera di Lorenzo Viani che sta qui con opere di xilografia edite ed inedite (o meno note), o quella altrettanto importante di Moses Levy, che fu grafico raffinato ed efficace, soprattutto quando abitava a Rigoli ed ancora non produceva quelle splendide, solari, colorate marine che espone in questi giorni il Centro Matteucci a pochi metri di distanza.
Dunque l’espressionismo. Fu una corrente nordica, diffusa in Belgio, in Germania, in Austria, dal 1906 al 1930 almeno (poi il nazismo la perseguitò). Lorenzo Viani quando, assieme al ligure Emilio Mantelli ed allo scultore Libero Andreotti, andò a Parigi e frequentò Picasso e Matisse, si spinse fino a Bruxelles. E respirò un’atmosfera d’avanguardia che, nei tempi, voleva dire ritorno ai primitivi, forzature di segno nelle figure esasperate, scarsezza di colore, “urlo” come ben lo dipinse Munch.
L’espressionismo era necessariamente rivolta. Non più fantastiche colazioni sull’erba, cappellini variopinti, ballerinette in fiore, tipi per impressionisti. Ma qualcosa che fosse più aderente ai temperamenti forti, aggressivi, soggetti disperati, pazzi, marginali dai quali ricavare la verità di un mondo che andava verso la catastrofe della prima guerra mondiale.
Viani aveva questo dentro di sé. Era anarchico e aveva fama di maledetto. Lo confortarono così la lettura di riviste tedesche ben marcate da disegni di Nolde, Kirchner, Grosz, Otto Dix. Sapeva che stava sorgendo un cinema che parallelamente avrebbe dato film quali “Il gabinetto del dottor Caligari” registi come Reinhardt (che plasmò Marlene Dietrich) o Fritz Lang.
Ora una delle attività che più si confaceva a questa corrente espressionista era proprio l’incisione, pungere e grattare le lastre di metallo, scolpire energicamente legni duri fatti matrici. Cose che già nel medioevo avevano fatto gli artigiani. Per dare peso, energia, penetrazione al disegno. Lorenzo Viani tornato in Italia non trovò tuttavia l’ascolto che in Germania avevano il gruppo del “Blaue Reiter”, o in Francia i “fauves”. Si dovette accontentare di alcune riviste, una “l’Eroica” che si stampava a La Spezia, un’altra che si chiamava “Ebe”. E però, nonostante che l’arte ufficiale ancora s’incaponisse con Sartorio, i simbolisti (Segantini) o i tardo macchiaioli invaghiti dal paesaggio lieto, Viani raccolse, soprattutto come xilografo, un buon numero di alleati eccellenti, da Arturo Martini (che faceva lastre di materia e le cuoceva) ad. Umberto Boccioni, da Adolfo Wildt a Felice Casorati, da Anselmo Bucci a Romolo Romani, da Moses Levy ad Emilio Mantelli, da Marussig a Francesco Nonni a Roberto Melli a Luigi Russolo (tutti presenti con opere nella mostra viareggina). E tutti, chi più chi meno, lavorarono per “l’Eroica”. E fecero gloriosa l’appartenenza.
Viani eccelse, naturalmente. Era, con Martini, il più dotato. Intagliava vedove sgomente di fronte al mare, ritratti incisivi (Shelley e Luigi Salvatori, deputato comunista), vecchi marinai, bambini grassi e protetti che poi ritroveremo nei suoi capolavori in pittura. Scrive Alessandra Belluomini Pucci: «Viani si impegna fortemente verso una nuova linea di ricerca, condivisa con l’amico pittore Alberto Magri, orientata al recupero della essenzialità dell’arte dei pregiotteschi. L’adesione ai primitivi modifica sostanzialmente la sua rappresentazione attraverso un disegno essenziale, crudo, scevro di inutili orpelli e l’utilizzo di colori severi adeguati alla drammaticità delle scene riprodotte...».
Questo era e rimarrà il “suo” espressionismo. Purtroppo la corrente in Italia non attecchì. Soltanto Viani e Gino Rossi (che espone al Salon d’Automne di Parigi ed alla Secessione romana eppoi finì in manicomio) la perseguitarono.
Altri si dispersero in tante direzioni diverse: Boccioni coi futuristi e così anche Russolo e Prampolini, Martini nella scultura, Casorati nel “realismo magico”, Anselmo Bucci nel cosiddetto gruppo del “richiamo all’ordine” al quale avevano aderito anche Carrà e Soffici stanchi di provocazioni cubiste o dadaiste (li seguirono anche Morandi e Rosai). Ciò che in questa mostra non si vede sono i caricaturisti come Domenico Bartoli o Mino Maccari o Leo Longanesi che, soprattutto ne “Il selvaggio”, molto richiamarono a Grosz e realizzarono grafica pungente e combattiva. Ma su Viani c’è davvero tanto.
Merita un’accurata attenzione l’album, che è un diario di guerra del tenente Marino Ferri di Montecatini, con dodici xilografie di Viani dove, graffiante, epica, desolata, appare tutta intera la polemica dell’artista avverso lo spaventoso conflitto, avversione che aveva già manifestato per la guerra di Libia. Nere croci di un cimitero, macabri funerali, trincee come tombe, terrore di battaglia, l’artista viareggino niente dimentica. E documentano come soltanto l’espressionismo sapeva, con l’esagerazione, colpire l’occhio e le coscienze. Il diario è di proprietà del Monte dei Paschi di Siena che l’ha prestato alla Gamc.
L’urlo e l’immagine rimarrà al palazzo delle Muse fino al 28 dicembre. Vi saranno accompagnate le scuole, il percorso è stato ben approntato con documentazione molto, molto curata; sicché ben si capisce quanto, allora, l’arte anche in provincia avesse agganci internazionali di rilievo e con le sue manifestazioni sapesse seguire ciò che capitava a Parigi a Berlino a Londra. E’ una lezione. Bisogna che questa mostra, anche questa mostra, annunci e prepari una rivalutazione a cominciare proprio da Viani che ancora oggi brilla. E fa vanto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
