Il Tirreno

Versilia

I premacchiaioli e la scoperta delle Vie del sole

DI ADOLFO LIPPI
I premacchiaioli e la scoperta delle Vie del sole

A Seravezza in corso una bella esposizione sulla Versilia dipinta dalla scuola di Staggia

4 MINUTI DI LETTURA





DI ADOLFO LIPPI

Prima che inventassero l’uso del vapore il paesaggio era fiabesco, incantato, paradisiaco. I pittori vi si immergevano attratti dalle forme, dalle ombre, dalle fiabe. Anche la Versilia era un’infinita pace data da montagne millenarie, foreste di lecci e querce, paesi isolati e solitari viandanti. Si mangiavano castagne, si faceva il fuoco col carbone preso ai legni del bosco. La mostra che il Palazzo Mediceo di Seravezza ospita quest’estate espone tra decine e decine di opere i paesaggi toscani anche vari quadri che interessano le Alpi Apuane e le campagne della Versilia. Così appare chiaro come e perché tanti artisti già da allora si ritrovassero in questa terra, ed erano personalità le più disparate: qualcuno veniva dall’Inghilterra, qualcuno dall’America, i più da Firenze.

Nadia Marchioni, livornese, ha fatto questa scoperta e ha messo insieme nella mostra che ha per titolo Le vie del sole, pittori della scuola di Staggia . E li ha enciclopedicamente collocati tra Barbizon e i Macchiaioli. Per dare ad essi un percorso, per significarli in date e luoghi necessari alla storia della pittura. La visita al Mediceo, perché soddisfi, deve però venir fatta empaticamente, bisogna mettersi in silenzio davanti al paesaggio del monte Forato di Markò jr. ed assorbire le emozioni e gli impulsi che danno gli scenari magnifici, ai sensi.

Non si tratta di pittura storica o documentaristica. Si tratta di pura astrazione. Il quadro trascina in un mondo che è parnaso, che è Versilia ma potrebbe essere il giardino dell’Eden. E questo lo si deve, secondo i curatori, ai richiami della scuola francese di Barbizon (del quale sono presenti Seravezza alcune opere esemplari) che si ritirò tra boschi, le quiete vallate, le pinetine fuori della Parigi urlata dei Delacroix e dei Gericault (pieno Ottocento romantico), per ritrarre, con Jean François Millet, teneri contadini intenti all’ ”Angelus” sotto cieli tenui, caldi, luminosi. Fu la scoperta del plein air. Che poi sarebbe servita agli Impressionisti ed ai Macchiaioli.

A Firenze chi accolse la lezione fu un esule ungherese, Carlo Markò senior che, per niente intimidito dai giganti dell’arte toscana, cominciò a far scuola di paesaggio. E stanco di rifugiarsi nel buio dello studio condusse gli allievi tra pastori e greggi. Prima attorno al castello di Staggia, poi in Versilia dove principiava ad albeggiare la vacanza. La terra tra il Magra e il Serchio, nel Medioevo, era già stata ambitissima a lucchesi, pisani e fiorentini che attorno al castello di Motrone avevano combattuto per il potere sui porti. Però i pittori non l’avevano ancora favorita. Furono dei pietrasantini, lo scultore Vincenzo Santini poi il pittore Antonio Digerini, operanti tra Firenze e Roma, a richiamare sulle bellezze indigene.

Poi c’era a metà Ottocento a Seravezza un salotto illuminato, quello dei patrioti angiolini, giacobini della prim’ora. E qui non solo prese dimora Giuseppe Bonaparte con la sua corte, ma venne anche a dipingere f. estose merende sull’erba di villa “Buon riposo” quel Carlo Muller svizero che si accasò dagli angiolini e pitturò la campagna amena di Pietrasanta.

Era assai di moda, dal ‘600 in poi, il “Viaggio in Italia” o Grand Tour. Generalmente gli artisti (pittori e poeti) scendevano in Maremma o nelle campagna romana (da Lorrain a Poussin). Ma già a fine settecento anche la riviera toscana catturò attenzione e sensi. Cosicché Edward Lear, scrittore e disegnatore inglese di gran fama, disegnò Viareggio con vista sulle Apuane, e Elihu Vedder donò una gradevolissima “Marina di Viareggio”, par parlare poi di Peter Skovgard (marina di Forte dei Marmi) e Charles Poingdestre (le cave d marmo) fino all’Italiano Massimo D’Azeglio (autore del “Fieramosca”) che abitò con la famiglia proprio a Seravezza e fece quadri e disegni. La riviera, marine e montagne, offrivano luce e luci.

Non sorprende allora che Carlo Markò abbandonasse i siti senesi e venisse a dipingere. Lo seguirono gli allievi, i figli Carlo e Andrea, poi Lorenzo Gelati (pitturò il lago di Massaciuccoli), Saverio Altamura, Alessandro La Volpe, Giuseppe Bezzuoli, Filippo Palizzi, Emilio Donnini, Serafino De Tivoli.

Fu un’autentica scuola? A parere dei curatori la mostra di Seravezza fu anche scuola importante poiché aprì la via ai successivi Macchiaioli, anch’essi operanti ai Caffè Michelangelo di Firenze, anch’essi vocati al plein air. Ma la mostra ai Mediceo, bella per le presenze e curata, serve proprio a questo: a risvegliare la passione per la pittura di pittura. Che ai Macchiaioli deve tantissimo. E che a Staggia ed in Versilia arò il terreno di coltura producendo qualcosa in più delle solite, affettuose cartoline.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa