Il Tirreno

Versilia

Il Parco contro la Procura: così danneggia l’economia

di Donatella Francesconi

Il presidente Manfredi contesta il sequestro delle case mobili nei campeggi e difende gli uffici finiti sotto inchiesta per avere rilasciato le autorizzazioni

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VIAREGGIO. «Si stanno facendo danni ad un'economia complessiva del territorio: attenzione»: Fabrizio Manfredi, presidente del Parco di Migliarino San Rossore, prende posizione sui sigilli che la Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala, sta mettendo alle casette mobili dei camping con l’accusa di lottizzazione abusiva. «Si assumeranno le loro responsabilità», continua Manfredi: «D’altra parte mi pare che nel Paese si cominci a discutere della responsabilità dei giudici…».

L’azione della Procura (il pm è Antonio Mariotti che ha delegato la polizia municipale di Viareggio) - a detta di Manfredi - equivale «ad avere ingaggiato un duello a tutto campo: con tutti gli Enti». Perché Parco, Comune e Soprintendenza hanno rilasciato - nel caso dell’ultimo campeggio oggetto dei sigilli, il “Paradiso”- pareri, autorizzazioni e nullaosta che hanno indotto il titolare dell’attività a ritenere di essere in regola. Salvo poi, appena un mese dopo, vedersi la contestazione ed i sigilli, dopo l’ordinanza del Gip Riccardo Nerucci che ha accolto le richieste del pm.

Ente che - almeno per quanto riguarda il Parco, come conferma Manfredi - sono stati oggetto di avvisi di garanzia, sia per quanto riguarda il direttore che per alcuni responsabili degli uffici coinvolti nell’iter autorizzativo.

Il Procuratore capo Aldo Cicala, nelle dichiarazioni rilasciate al “Tirreno”, è stato chiaro: decine di casette nei campeggi della Tenuta Borbone sono una lottizzazione. Non autorizzata per quanto attiene a questo procedimento urbanistico, peraltro impossibile in area protetta, e dunque abusiva: «Deve sapere le conseguenze di quello che fa», è la riposta tagliente del presidente del Parco. Che spiega: «Si sta mettendo in discussione un impianto di leggi vigenti da anni e lo stesso Piano di gestione del Parco, approvato nel 2009». Le leggi cui fa riferimento Manfredi sono «quelle cui si sono sempre rifatti gli uffici del Parco. Ovvero le leggi regionali 42/2000 sul turismo e numero 14 del 17 gennaio 2005, articolo 29 sui campeggi. In quest’ultima si prevede che nei campeggi il 40% delle piazzole possano essere utilizzate a case mobili. Entrambe recepite nel Piano di gestione della Tenuta Borbone. Per il quale sono strutture amovibili, soggette ad autorizzazione da parte di Comune, Parco e Soprintendenza». A questo quadro - ricorda Manfredi - «si aggiunge la mozione votata in consiglio regionale che si misura sulla materia e fissa che non è previsto il permesso a costruire per le casette mobili dei campeggi». La mozione non ha alcun valore normativo, è bene ricordarlo. Ma Manfredi insiste: «Per il Parco oggi ha valore la mozione del consiglio regionale». Il presidente del Parco contesta anche la tempistica dell’azione della magistratura: «In piena stagione e con la crisi che c'è si rischia di far chiudere tutti i campeggi della città. Che vogliamo fare? Io capisco che ogni organo dello Stato ha i suoi tempi e i suoi modi: ma viviamo tutti nello stesso mondo…».

Infine la questione dell’interpretazione della temporaneità delle strutture con riferimento al paragone con il permesso negato al campo di canoa chiesto da un’associazione versiliese: «Lì c’era un terreno non destinato alle canoe; qui, invece c’è un campeggio, previsto nel Piano del Parco. Insomma, l’autorizzazione, in questo caso, è temporanea rispetto all'attività che viene svolta...».

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