Il Tirreno

Versilia

«Ha ucciso Maddalena» Trentotto anni a Remorini

di Claudio Vecoli
«Ha ucciso Maddalena» Trentotto anni a Remorini

Sedici anni anche all’amante Maria Casentini. Assoluzione piena per Francesco Tureddi Secondo i giudici la figlia Velia Claudia Carmazzi morì invece per cause naturali

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NOSTRO INVIATO A LUCCA. Massimo Remorini ha ammazzato l'ottantenne Maddalena Semeraro. E ne ha fatto sparire, bruciandolo, il corpo senza vita. Non è invece stato lui ad uccidere la figlia Velia Carmazzi, cinquantanove anni, morta alcune settimane prima per cause naturali. Anche se è stato lui a farne sparire il cadavere dopo avergli dato fuoco. Ne è certa la Corte d'Assise del Tribunale di Lucca che ieri pomeriggio ha condannato a 38 anni di carcere l'artigiano edile viareggino, principale imputato del processo di primo grado per la scomparsa delle due donne dal campo degli orrori di via dei Lecci a Torre del Lago. Trent'anni tondi tondi sono quelli che i giudici gli hanno inflitto per l'omicidio di Maddalena Semeraro. Gli altri otto sono invece frutto degli altri reati che sono stati contestati a Remorini nel corso del dibattimento: ovvero soppressione di cadavere, sequestro di persona, truffa e circonvenzione di incapace. Per lui il pubblico ministero Sara Polino aveva chiesto l'ergastolo. Ma il verdetto pronunciato ieri dopo appena un quarto d'ora di camera di consiglio è sicuramente molto, molto pesante. Anche se i difensori di Remorini cercheranno di scardinarlo nel processo d'appello, che richiederanno non appena avranno in mano le motivazioni della sentenza.

Molto duro anche il verdetto pronunciato per Maria Casentini, badante di Maddalena Carmazzi nonché amante dello stesso Remorini. Per quella che era considerata la principale complice nel giallo della scomparsa delle due donne è arrivata una condanna a sedici anni di reclusione (il pm ne aveva chiesti ventuno). I giudici, evidentemente, hanno sposato in pieno la tesi dell'accusa secondo la quale la donna sapeva tutto ed ha aiutato Remorini a far sparire il corpo delle due vittime.

Assoluzione piena, invece, per Francesco Tureddi. A quello che è risultato il testimone chiave del processo che ha permesso all'accusa di inchiodare Massimo Remorini e Maria Casentini (“Cecchino” ha infatti raccontato in aula di aver visto il corpo di Maddalena bruciare in un bidone all'interno del campo degli orrori di via dei Lecci) i giudici hanno risparmiato anche l'accusa di favoreggiamento per la quale il pubblico ministero aveva chiesto venti mesi di reclusione. Ma, soprattutto, la sua testimonianza è stata considerata pienamente credibile. E proprio su questo punto – c'è da scommetterci – i difensori di Remorini e della Casentini fonderanno l'architrave del loro ricorso in appello.

Assolto anche Maurizio Pasquinucci, figlio di Maria Casentini, anch’egli imputato per favoreggiamento ma che è invece stato considerato estraneo ai fatti.

La Corte d’Assise presieduta dal giudice Bellè ha inoltre previsto che Massimo Remorini debba risarcire in maniera sostanziosa le vittime di questa brutta storia. E così, nel dispositivo della sentenza, ha previsto un primo risarcimento di 200mila euro nei confronti di David Paolini, figlio e nipote delle due donne scomparse, e ulteriori 50mila euro per l’altra figlia Sabrina Paolini. Non solo. In attesa che in sede civile siano definiti i risarcimenti in maniera esatta, un primo indennizzo di 50mila euro è stato previsto anche per Raffaella Villa, l’altra donna raggirata da Remorini a cui avrebbe venduto una casa per un prezzo sottostimato.

Adesso, per capire su quali basi si fondano le condanne e le assoluzioni pronunciate ieri in aula bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, per le quali la Corte d’assise si è presa sessanta giorni di tempo. Parole importanti, quelle che verranno fissate nero su bianco dai giudici. Perché serviranno per capire il movente dell’omicidio di Maddalena Semeraro. E per fissare una ricostruzione processuale dei fatti (che anche nel corso del dibattimento non è apparsa chiara).

Un primo, fondamentale tassello, però, sembra già essere evidente dalla sentenza. Ad essere uccisa nel campo degli orrori fu soltanto Maddalena Semeraro, mentre la figlia Velia sarebbe morta precedentemente per cause naturali (e il corpo fatto sparire da Remorini).

@ClaVecoli

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