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Dona la sua voce per far parlare i libri

Dona la sua voce per far parlare i libri

Lo speciale volontariato di un medico dell’ospedale Versilia: consentire a non vedenti e dislessici di leggere e studiare

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VIAREGGIO. È una “donatrice di voce” da ormai venticinque anni, Alessandra Marini, medico specialista in ematologia all'ospedale Versilia. Oltre a dedicarsi al lavoro e alla famiglia (marito e tre figli), da sempre trova il tempo di registrare la lettura di libri e manuali per offrire ai non vedenti il piacere di vivere la letteratura e di studiare.

Ha iniziato quando era in maternità, adesso è una dei trecento volontari italiani del Centro internazionale del libro parlato (Cilp) che dal 1983 consente a non vedenti, ipovedenti e bambini dislessici non solo di accedere al modo letterario ma anche di affrontare al meglio il proprio percorso scolastico fino ad arrivare alla laurea.

«Ho da sempre avuto una particolare sensibilità verso chi non può vedere - spiega Alessandra Marini - grazie a ciò e alla mia grande passione per la letteratura ho potuto continuare a svolgere questa attività, con enormi soddisfazioni». Ma come deve procedere chi vuole donare questa preziosa parte di sé? «Dopo avere superato alcuni esami di lettura e di cultura generale, l'associazione ti offre gratuitamente gli strumenti necessari - adesso software per computer, un tempo audiocassette - e periodicamente il materiale da registrare».

Il volontario - prosegue - deve immedesimarsi, deve rendere viva la fiaba, la favola, il romanzo storico, a prescindere dai gusti personali. Il libro va recitato, non enunciato; la voce va modulata, la storia vissuta. «E quando si leggono testi universitari, è doveroso spiegare le figure e le illustrazioni. Per questo una preparazione adeguata è indispensabile».

Il donatore di voce, inoltre, deve riuscire a trovare lunghi momenti di silenzio, per evitare rumori di sottofondo indesiderati. Questo perché, a causa degli ultimi tagli della spending review, dal 20 giugno scorso i volontari hanno l'incarico aggiuntivo di rendere perfette le registrazioni che fanno, causa il licenziamento dei tecnici specializzati.

Così la dottoressa si alza di primo mattino, in modo da avere il tempo, prima di andare a lavoro, di svolgere questo compito. «Le lettere di persone non vedenti che adesso sono fisioterapisti o massaggiatori, o di bambini rimasti ciechi che hanno potuto continuare gli studi, sono per me una grande gratificazione». Continuerà a farlo costantemente, nella speranza che se in futuro questo servizio servisse a lei o a un suo familiare, ci possa sempre essere un donatore di voce pronto a rispondere.

Marc Filiuta

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