Sicurezza
Lo Stato vuole prendersi le strutture sulle spiagge
Al via 90 nuove ispezioni della Capitaneria di porto negli stabilimenti balneari La maggioranza di fabbricati e piscine rischia di essere tolta ai proprietari
VIAREGGIO. Tutte le strutture (o quasi) costruite dai privati sulle spiagge della Versilia rischiano di finire in mano allo Stato. Scattano in questi giorni altre 90 ispezioni della Capitaneria di porto negli stabilimenti balneari: dal Comando di Viareggio fanno sapere che è l’ultima tranche dei controlli, più di 400, fatti tra i concessionari per verificare la cosiddetta «facile o difficile rimozione» dei fabbricati presenti sul litorale. Tra cui locali, piscine, case di guardianaggio e altro.
I primi risultati dei controlli. Anche se non è semplice stilare un primo bilancio, dalla Capitaneria affermano che «la maggior parte delle strutture ispezionate finora è da considerarsi non rimovibile». Il che significa che - a conclusione di un iter burocratico - verrà incamerata, cioè acquisita a titolo gratuito, dallo Stato. A meno che - spiega il Codice della navigazione - l’atto di concessione non preveda un rimborso o un indennizzo: in quel caso, il privato che ha costruito perde la proprietà del bene, ma viene ricompensato.
Maxi-esproprio che vale oro. La questione è dibattuta ormai da anni: da un lato ci sono i privati, che hanno costruito - con i relativi permessi - su aree demaniali, le spiagge appunto. Dall’altro c’è lo Stato, cioè l’Agenzia del Demanio e la Capitaneria. Enti che tempo fa hanno avviato un maxi-progetto di verifica delle strutture che sorgono di fronte al mare, in vista della scadenza delle concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2015 (poi prorogata al 2020). Questa campagna di controlli ha mobilitato i balneari quasi come la questione Bolkestein, perché il nodo è enorme: la proprietà di centinaia tra locali e piscine, che passerebbe dal privato al pubblico come prevede il Codice della navigazione per i beni «di difficile rimozione». Un gigantesco esproprio da centinaia di milioni di euro, con danno economico evidente per il lato perdente. Secondo fonti ufficiali, lo Stato punta ad acquisire solo in Versilia un patrimonio intorno al miliardo di euro. Senza contare l’aumento dei canoni demaniali che ne deriverebbe.
L’aumento dei canoni. Già, perché come ben sanno tutti i concessionari, chi si vede incamerare un fabbricato dallo Stato si vede allo stesso tempo aumentare il canone demaniale. La concessione, infatti, viene ritenuta di maggior valore, e quindi si chiede un pagamento ben più oneroso. Spesso doppio o triplo rispetto al passato. Un altro spauracchio notevole, per i balneari e per tutti i titolari di concessioni.
La legge dei 90 giorni. Di conseguenza, i balneari si sono mobilitati per scongiurare questo pericolo. E in particolar modo hanno chiesto alla Regione di approvare una nuova normativa sulle strutture, che le salvasse dalla tagliola degli incameramenti. Così è successo che con una modifica al Testo unico del turismo, la Regione ha reso di facile rimozione, e quindi non acquisibili dallo Stato, tutte le strutture che possono essere tolte nel giro di 90 giorni. Con questa legge, di fatto, Firenze si è messa di traverso rispetto a questa campagna di verifica dello Stato. Con il plauso dei concessionari, convinti che sulla questione - su cui è stato aperto anche un processo ad alcuni bagni - fosse stata posta la pietra tombale. Ora, però, partono i nuovi blitz negli stabilimenti balneari. E le procedure di incameramento di chi è già stato controllato - ricordano dalla Capitaneria - vanno avanti.
@matteotuccini
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