Il Tirreno

Versilia

Processo a ritmi record: domani la sentenza

Processo a ritmi record: domani la sentenza

A quasi 4 anni dall’esplosione del caso ci sarà il verdetto della Corte d’Assise di Lucca

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. 11 aprile, 11 luglio: in questi tre mesi si è celebrato e (salvo sorprese clamorose) si chiuderà il processo di primo grado per la scomparsa di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro. Un dibattimento, quello tenutosi in Corte d’Assise a Lucca, a ritmi record. E che vedrà domani il pronunciamento della sentenza da parte della giuria presieduta dal giudice Stefano Billet, a quasi 4 anni dall’esplosione del caso.

Era il dicembre del 2010 quando sui giornali comparvero per la prima volta i nomi di Velia e Maddalena. Come in tutte le storie complicate, i confini sono da subito nebulosi. Si viene a sapere che a presentare la denuncia di scomparsa è David Paolini, figlio e nipote delle due donne. Ma questa denuncia viene fatta ai carabinieri di Torre del Lago a fine settembre: pochi giorni dopo la scomparsa della nonna Maddalena, ma a più di un mese da quel 22 agosto in cui David racconta di aver visto la madre rigida e con gli occhi sbarrati nella roulotte. Proprio quel giorno David non chiama il 118, ma solo Massimo Remorini, che ha una relazione con sua madre e che lui chiama “zio”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Remorini dice a David di non preoccuparsi sia per le condizioni di salute della mamma, che per quelle della nonna.

Resta il fatto che le indagini partono quando ormai delle due donne non c’è più traccia da giorni, per non dire settimane. E a dicembre la riservatezza calata sulla vicenda crolla, anche perché ormai il caso è sulla bocca di tanti. Interviene anche “Chi l’ha visto?”, che fa diventare la storia un’inchiesta di livello nazionale. I carabinieri passano al setaccio il lago di Massaciuccoli e il terreno di via dei Lecci, dove Velia e Maddalena vivevano in una roulotte e in un casottino, e dove sono state viste vive per l’ultima volta. Ma trovano solo ossa e tracce di sangue che però - e questo è un altro mistero - verranno analizzate solo con l’inizio del processo. I corpi, comunque, non verranno mai trovati, anche se si ipotizzerà che siano stati gettati in un cassonetto. Remorini si professa innocente e continuerà a farlo: nel 2011 passa 6 mesi in carcere per questa vicenda. Poi il rinvio a giudizio di lui e altri quattro imputati, e il processo che domani vedrà il suo apice. (m.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa