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l’accusa

L’ispettore dell’Asl in aula: nessuno verificò la vita del carro

VIAREGGIO. «La carta canta: ma se uno non la fa cantare non sa se ha davanti Charlie Parker o Beethoven. O un muto, in questo caso, che è peggio...»: Alfredo Zallocco, ispettore Asl di Prato, oggi al...

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VIAREGGIO. «La carta canta: ma se uno non la fa cantare non sa se ha davanti Charlie Parker o Beethoven. O un muto, in questo caso, che è peggio...»: Alfredo Zallocco, ispettore Asl di Prato, oggi al lavoro con il gruppo di esperti che si occupa della costruzione dei nuovi ospedali toscani, di fronte alle domande dell’avvocato Armando D’Apote (difensore di Mauro Moretti e di Fs) fa muro sottorete e schiaccia. Ribadendo quanto già detto nella mattinata rispondendo - davanti ad un attentissimo Collegio (il presidente Gerardo Boragine ed i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino - alle domande dei pm, Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Per quanto riguarda il trasporto di merci pericolose - è netta l’affermazione di Zallocco, che ha lavorato alla parte di indagine delegata dalla Procura in materia di sicurezza sul lavoro in relazione al disastro ferroviario di Viareggio - si è in presenza di una «omissione della valutazione del rischio in senso generale da parte di Rete ferroviaria italiana». L’azienda del Gruppo Ferrovie che ha in concessione dallo Stato la rete ferroviaria. E che vede, tra gli imputati, anche l’amministratore delegato all’epoca dei fatti: Michele Mario Elia, oggi successore di Moretti alla guida dell’intero gruppo Fs.

Ma non sono queste le uniche carte che non “cantano”, nelle indagini di Zallocco, il cui esame da parte dei difensori degli imputati proseguirà nell’udienza del 16 luglio che si preannuncia lunghissima. «Non appare mai l’informazione sulla vita del carro - prosegue Zallocco - come da norma europea. Ed è un elemento grave. Fs logistica era tenuta a predisporre attività controllo sulla documentazione viaggiante relativa ai carri che trasportava. Ma non l'ha fatto. Ed il detentore dei carri ha l’obbligo della resa disponibiltà della documentazione. Che Trenitalia non ha mai preteso».

E saranno anche carte, ma tra averle e non averle - come si dice - la differenza è un processo con trentadue morti.

E quando il pubblico ministero Salvatore Giannino insiste sul tema, per essere sicuro di aver sentito bene, Zallocco non usa troppe parole per rispondere: no, non risulta sia stata fatta «nessuna verifica sui documenti che dovevano essere viaggianti con il treno» e no, «non risulta che la verifica sia stata pretesa».

Quando poi è ancora l’avvocato D’Apote a cavalcare il proprio cavallo di battaglia, quello per cui la causa di tutto, e l’unico elemento perseguibile, è stata la rottura dell’asse, Zallocco tira il freno: «La causa generale è fatta da una serie di concause in catena. A monte della rottura c’è un sistema che non aveva scelto di avere facoltà di verificare i pezzi che entravano in Italia». Né dal “vivo”, e neppure sulla carta.

Tutto il resto è noia. (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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