La protesta
Escavo del porto: progetto analogo a trent’anni fa
Lo studio del 1985 indicava in 150mila metri cubi la portata dei sedimenti da Sud. Identica all’attuale
VIAREGGIO. Sedimenti per 130mila metri cubi l’anno di portata di sedimenti che vanno ad accumularsi su una barra sabbiosa «in rapida evoluzione»: così il progetto di sabbiodotto dell’Autorità portuale regionale, presentato nell’aprile scorso a firma dell’’ingegnere Gianfranco Boninsegni, della Regione. Un progetto che - sono le indiscrezioni che trapelano da Firenze - sarebbe già in pieno rinnovamento.
Passo indietro. «Risulta che, in questo ultimo periodo, il trasporto da Sud a Nord nei pressi dell’imboccatura portuale è di circa 150mila metri cubi». Correva l’anno 1985, e così scriveva il professor Valerio Milano nel suo “Studio sull’accessibilità del porto di Viareggio e sull’equilibrio della spiaggia a Nord”, redatto per la Regione, Ufficio del genio civile di Lucca. Presso il quale ha a lungo lavorato Fabrizio Morelli, oggi segretario dell’Autorità portuale, alle prese proprio con il progetto di riduzione permanente della barra sabbiosa. Insomma, in trent’anni la portata dei sedimenti è in sostanza rimasta invariata. Anzi, è diminuita un po’, secondo le stime presentate nel lavoro di Boninsegni. C’è da chiedersi, allora, se la situazione sia davvero così grave come si va ripetendo da anni...Oppure se non si tratti di un qualche errore nella stima attuale.
I 150mila metri cubi di sabbia - continua lo studio di Milano, così simile a quello dell’Autorità portuale che non lo cita mai - vanno «travasati ogni anno da Sud a Nord del porto», ovvero sulla spiaggia. Sono le parole di Milano ma sembrano quelle di Morelli: «Risulta evidente - è ancora il vecchio progetto - che una qualsiasi soluzione che tenga conto sia del problema dell’accesso al porto, sia di quello dell’equilibrio della spiaggia sottoflutto, deve prevedere il travaso artificiale» della quantità di sabbia indicata. E «l’unica maniera per far sì che il travaso di sabbia alla spiaggia Nord non avvenga dalla zona dell’imboccatura, ma da una zona a Sud di questa non interessata dal traffico dei natanti che accedono al porto è quella di arrestare il trasporto longitudinale prima che esso raggiunga l’imboccatura stessa». Alzi la mano che non ha “indovinato” come...«Allo scopo - continua Milano - viene proposta la realizzazione di un pennello della lunghezza di 200 metri, che si diparte dalla diga foranea, con direzione pressoché perpendicolare, ad una distanza di 170 metri dall’imboccatura del porto e con la testata che raggiunge la profondità di 6 metri circa».
La proposta attuale - come presentata dall’Authority - prevede «un “pennello” ortogonale alla diga foranea che si sviluppi per 50 metri sott’acqua e per altri 50 sopra così da mitigare l’impatto sul paesaggio».
Con la soluzione proposta - si legge ancora nel progetto del professor Milano - «si ottiene il vantaggio che i dragaggi, proprio perché non interesseranno l’imboccatura del porto, non dovrebbero mai assumere un carattere di estrema urgenza. Se le condizioni del mare o altri motivi non dovessero consentire per un certo periodo il dragaggio, l’accesso al porto sarebbe comunque garantito, andando le sabbie ad aumentare la zona di deposito sovraflutto al pennello».
Tra i 4 ed i 5 miliardi di lire la spesa prevista all’epoca, a seconda della soluzione tecnica adottata. Mentre oggi si parla di un quadro economico preliminare da 4,5 milioni di euro. Che di vecchi miliardi ne fanno più o meno nove.
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