Il Tirreno

Versilia

«Condannate Remorini all’ergastolo»

di Matteo Tuccini
«Condannate Remorini all’ergastolo»

Il pm Polino chiede il massimo della pena per lo “zio” e 21 anni per Maria Casentini: «Hanno ucciso Velia e Maddalena»

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INVIATO A LUCCA. «Ergastolo». Sono le 12,43, quando il pubblico ministero Sara Polino pronuncia questa parola per la prima volta. Facendo sobbalzare sulla sedia Massimo Remorini, presente in Corte d’Assise come in tutte le udienze del processo. È il momento chiave, il primo di questa settimana decisiva per la vicenda delle donne scomparse. Che si apre con una richiesta di condanna durissima da parte della pubblica accusa per l’imputato principale nel giallo di via dei Lecci. Così come per la badante che - secondo la Procura - lo ha aiutato a sbarazzarsi di due persone: madre (Maddalena Semeraro) e figlia (Velia Carmazzi) «spogliate di tutti i loro beni, e fatte sparire senza lasciare traccia per paura di una denuncia».

Omicidio volontario. Al termine di una requisitoria di circa due ore, il pm Polino ha chiesto il massimo della pena per Remorini e 21 anni di carcere per Maria Casentini. «Hanno ucciso Velia e Maddalena», spiega il magistrato titolare dell’inchiesta, che contesta a entrambi l’omicidio volontario. «Che il delitto sia stato compiuto direttamente - afferma il pm - oppure che sia stato deciso di lasciarle morire, è assodato come sia Remorini che la Casentini fossero consapevoli della condizione di prigionia e dello stato di salute in cui si trovavano le due donne in quel campo in via dei Lecci. E hanno accettato il rischio che morissero. Liberandosi, poi, dei corpi per timore di indagini». La Procura ha chiesto, inoltre, altri 3 anni per Remorini per la truffa, la circonvenzione di incapace e i reati patrimoniali nei confronti di Velia e Maddalena, oltre a 600 euro di multa, e 2 anni per gli stessi reati commessi verso l’altra parte offesa, Raffaella Villa.

La compravendita delle case. Chiaro, secondo il pubblico ministero, il percorso che ha portato Remorini a disfarsi di Velia e Maddalena. «Le due donne - si spiega - sono state spogliate di tutti i loro beni. Quando Velia conosce Remorini e si innamora di lui, è il 2006: la famiglia ha due case di proprietà e conti correnti bancari. Pochi mesi dopo, nonostante Velia non abbia alcuna intenzione di vendere le case, viene messo in piedi il doppio affare con l’avvocato Giunio Massa». Polino parla di lui, e non degli acquirenti reali (il fratello Alberto, la moglie e il figlio) «perché è chiaro che è Giunio a gestire tutto: è presente nelle trattative e riscuote gli affitti. È con lui che Remorini, che gli è amico, organizza la doppia compravendita, dietro l’assicurazione che le donne sono nelle mani dello “zio”. E ha ben motivo di dirlo, perché Remorini ha una procura speciale e la disponibilità ad agire sui loro conti correnti. Così - prosegue l’accusa - Massa acquista per 294mila euro, da cui poi ne vengono detratti 40mila per un terreno agricolo ceduto a David Paolini, due abitazioni in via Machiavelli a Viareggio e in via della Caserma a Torre del Lago dal valore complessivo di 640mila euro. Cioè il doppio». Ma quei soldi, che secondo l’accusa erano comunque pochi, «Velia e Maddalena non li vedranno mai. È Remorini a impossessarsene, così come per il resto del loro denaro». Mentre madre e figlia, nel maggio del 2010, vengono portate a vivere in una roulotte e in un casottino su un terreno in via dei Lecci. Segregate tra gli stenti.

La doppia scomparsa. Il 22 agosto 2010 David Paolini trova la madre Velia morente, o forse già morta. «Remorini - prosegue il pm - sapeva già cos’era successo. Qualcuno era stato lì prima di David, e aveva coperto la donna. Sarà Francesco Tureddi a rivelare la fine del corpo di Velia, secondo quanto detto a lui dallo stesso Remorini». E cioè - ritiene la Procura - bruciato nel fuoco. Fine che avrebbe fatto anche il cadavere di Maddalena, un mese dopo. Incenerito nel medesimo bidone rosso ruggine, «per paura che qualcuno facesse domande».

Gli altri imputati. Il pm Polino ha chiesto 20 mesi per Francesco Tureddi e 9 per Maurizio Pasquinucci, figlio della Casentini, entrambi accusati di favoreggiamento. Per Massa, procedimento a parte.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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