Il Tirreno

Versilia

Polemiche per i lavori lenti alla Pieve di Michelangelo

di Tiziano Baldi Galleni
Polemiche per i lavori lenti alla Pieve di Michelangelo

I cittadini che hanno contribuito al restauro chiedono un incontro pubblico «Temiamo che le operazioni vadano a rilento: quando sarà riaperta la chiesa?»

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SERAVEZZA. A che punto sono i lavori di restauro della chiesa Michelangelo? Nessuno sembra saperlo, e i primi a chiederselo sono i residenti della montagna seravezzina che da settimane non hanno più notizie dalla curia di Pisa, proprietaria della Pieve a La Cappella. Per questo avanzano la proposta di un incontro pubblico.

Da anni ormai c’è molto interesse da parte dei cittadini a capire lo stato di avanzamento dei lavori e a sapere quando la Pieve, con il famoso rosone progettato da Michelangelo Buonarroti, riaprirà le porte. Qualche residente di Azzano non tarda a parlare addirittura di “mistero” riferendosi non solo a una possibile data di fine dei lavori di restauro, ma anche alla destinazione dei finanziamenti.

Non sembrano esserci particolari problemi di soldi. Vero: mancano ancora 59 mila euro per coprire il costo complessivo dell’intervento. Ma i lavori erano partiti grazie alla donazione di 150 mila euro da parte della Fondazione Mite Giannetti D’Angelo. Una cifra significativa che si era andata a sommare agli altrettanti 150 mila euro della Cassa di risparmio di Lucca, ai copiosi 240 mila euro del finanziamento della Conferenza Episcopale italiana, e ai 20 mila dell’Arcidiocesi di Pisa.

Per una totale di circa 520 mila euro. «A quanto sappiamo – raccontano in coro alcuni residenti di Azzano – in base alle ultime notizie ricevute dai comitati cittadini, i lavori avevano subìto uno stop perché si era reso necessario un intervento sul tetto. Intervento - sottolineano - che doveva essere avallato dalla Soprintendenza. Dopodiché - proseguono i cittadini - il silenzio di don Ermes, che non ha più dato comunicazioni al riguardo, ha cominciato a preoccuparci».

Molte di queste persone non sono solo “spettatori interessati”, ma qualcosa in più. Infatti in tanti hanno fatto donazioni o acquistato le magliette e i calendari creati ad hoc per permettere di raccogliere parte dei fondi necessari. Molti fedeli, ma non solo, hanno cercato di contribuire anche materialmente fin dal 2012, quando la chiesa fu chiusa a causa della rottura di una delle tre catene centrali. Il rischio era infatti il collasso dell’intera struttura.

Da quel momento, oltre all’impegno costante di don Ermes, è nata una mobilitazione spontanea che ha coinvolto i cittadini. Che ora chiedono maggiore chiarezza sul percorso dei finanziamenti e dei lavori: «Vorremmo che si organizzasse un incontro pubblico - questa la proposta ufficiale - nel giardino antistante la Pieve Michelangelo, con i professionisti della Curia, affinché ci possano aggiornare in merito allo stato di avanzamento dei lavori. Vogliamo capire, in particolare, quando potremo rivedere la nostra chiesa aperta e accessibile a tutti».

Ma c’è un altro dubbio nella testa di tutti coloro che si sono impegnati sulla questione: «Vogliamo sapere se vale la pena continuare a raccogliere fondi per il restauro oppure no». Insomma: tra gli abitanti della montagna seravezzina e tra tutti coloro che vorrebbero frequentare la chiesa (un tempo meta ambita per i matrimoni) c’è davvero voglia di ottenere risposte.

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