Sicurezza
«Cara mia Versilia, quanto sei cambiata...»
I ricordi del grande scrittore e giornalista nel giorno del suo compleanno trascorso con amici e rappresentanti delle istituzioni nella sua villa di Marina
di Michele Morabito
PIETRASANTA
C'è una villetta a Marina di Pietrasanta lungo il viale Roma che dal salotto permette di vedere il mare e voltando lo sguardo le Alpi Apuane. Nel salotto di questa villetta passa le sue giornate Manlio Cancogni che ieri ha compiuto 98 anni tra tanti amici ed amministratori che hanno reso omaggio al versiliese, al giornalista, allo scrittore, al letterato, all'analista sempre lucido della realtà che lo circonda. C'era il sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi, che ha ricordato con orgoglio che nel 2010 Cancogni ha voluto tornare a votare per le amministrative a cui il primo cittadino ha donato una medaglia con il rosone del Duomo prodotta in edizione limitata. C'era il sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti, il cui comune ha più o meno l'età dello scrittore, e che ha donato la riproduzione di una medaglia coniata da Achille Franceschi per l'autonomia, il vice Sindaco di Massarosa, Damasco Rosi, l'assessore del Comune di Viareggio, Glauco Dal Pino, quello di Seravezza, Valentina Salvatori che recentemente ha conferito a Manlio Cancogni la cittadinanza onoraria. E ancora la Provincia di Lucca presente con il vicepresidente Maura Cavallaro, una rappresentanza del Comune di Milano dove lo scrittore fu apprezzato giornalista tra la fine degli anni '50 alla fine dei '60 per il Corriere della Sera per il quale scrisse indimenticate inchieste giornalistiche e il Sindaco di Sarzana perché nel 1940 fresco di abilitazione fu una delle sue prime sedi di insediamento.
Manlio Cancogni è oggi un punto di riferimento, un testimone di una Versilia che è molto cambiata da quella ruggente e in espansione degli anni '40. Cancogni non ha mai fatto politica attiva, almeno non nel senso proprio di una esposizione elettorale, ma è nipote di Giovan Battista Cancogni, ultimo sindaco di Pietrasanta prima del fascismo e primo (dopo la brevissima parentesi di Luigi Salvatori) dopo la Liberazione. Su posizioni più liberali rispetto allo zio socialista, Manlio Cancogni ha combattuto ogni forma di totalitarismo per la sua avversione passionale alle dittature e ad ogni forma di prostituzione intellettuale.
Come ha visto cambiare la Versilia da questa stanza da cui si vedono sia il mare che i monti? «La Versilia è cambiata moltissimo in questi 98 anni da tutti i punti di vita e l'ho vista mutare. Vorrei che non continuasse a mutare ancora. Però in certe cose è sempre la stessa».
Tra coloro che sono venuti a salutarlo vi è anche una delegazione del Cai di Pietrasanta che porta un gagliardetto e che lo scrittore accoglie con grande entusiasmo: «Le Alpi Apuane sono di una bellezza che non ha eguali in Italia, meglio delle Alpi e meglio degli Appennini. Sono montagne trasformate dall'uomo. In alcuni casi anche troppo. E la Pania è il monte più bello delle Apuane e d'Italia». «Vorrei - dice rivolto agli amici del Cai - che la prossima volta che vi salite, portiate un ricordo di me su quella montagna che amo».
Ha gli occhi vispi e la mente lucida, chiede a tutti un giudizio sui mondiali di calcio: «Io spero che vinca l'Argentina che sta giocando il calcio migliore, peccato per l'infortunio di De Maria. Mi piaceva molto anche il Belgio. Spero non vinca il Brasile, perché viene il sospetto che sia un mondiale di calcio già assegnato. ma soprattutto non vorrei che vincesse la Germania: ogni volta ha una squadra brutta che alla fine arriva in fondo».
I familiari lo coccolano e lo lasciano riposare. Dell'Italia di oggi il professore ha un giudizio graffiante e forse un po' disincantato: «È la solita Italia di sempre che cerca di sopravvivere e si barcamena».
Quando gli chiediamo qual è il ricordo più bello e più forte di questi 98 anni, lui non ha dubbi: «Ho tantissimi ricordi anche della Versilia, ma la cosa più bella è l'anno 1941, tutto l'anno, perché è quello in cui conobbi e mi fidanzai con mia moglie che mi accompagna ancora».
Maria Vittoria, fiorentina, da allora lo accudisce e ancora oggi lo preserva da tutte le attenzioni nel giorno del suo compleanno. Torna alla sua poltrona e alle sue letture: da una parte un librone ben avviato di Pietro Gattari 'L'ultima settimana di maggio' , dall'altra una pila di quotidiani che ancora consulta con avidità.
Presto Manlio Cancogni tornerà in stampa con un nuovo libro, magari quel saggio che gli richiede il Sindaco di Pietrasanta sull'Italia tra il XXesimo ed il XXIesimo secolo, scritto da un uomo che non si è limitato ad osservare la realtà, ma l'ha raccontata e interpretata con le sue opere di giornalista, critico e scrittore. Quella poltrona in una stanza tra il mare i monti sembra un punto di osservazione straordinario per continuare a vedere il mondo e provare a capirlo.
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