Sicurezza
Nel campo il sangue di due uomini
Non appartengono alle donne scomparse le tracce trovate in via dei Lecci dai carabinieri
INVIATO A LUCCA. Non è delle due donne scomparse, ma di due uomini il sangue trovato in una roulotte nel campo di via dei Lecci. Questo dice la perizia disposta dalla Corte d’Assise di Lucca sugli asciugamani trovati dai carabinieri nel dicembre 2010, quando fu messo sottosopra il terreno dove Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro furono viste vive per l’ultima volta.
La perizia, inoltre, ha stabilito che le ossa rinvenute - come peraltro era già emerso in quel periodo - appartengono ad animali: probabilmente a una capra e a un maiale. Provenienti da chissà dove, visto che in quel terreno - hanno ricordato i vari testimoni - non c’erano animali di quel tipo, ma tutt’al più cani e gatti.
I risultati degli esami tecnici sono stati resi noti ieri, nell’udienza sul processo per la scomparsa delle due donne. Ma il dibattito vero e proprio sulle analisi ci sarà mercoledì 9 luglio, alla ripresa del processo. Resta il mistero su chi siano le persone a cui appartiene quel sangue. Quel che è certo è che nel periodo in cui Velia e Maddalena hanno vissuto nel campo (era l’estate del 2010), la zona era frequentata da almeno sei uomini. Tra questi, Massimo Remorini (l’imputato principale, accusato di omicidio, distruzione e occultamento di cadavere), Francesco Tureddi (anche lui imputato per favoreggiamento), David Paolini (figlio e nipote di Velia e Maddalena): cioè tre dei personaggi chiave della vicenda. “Cecchino” Tureddi ha già chiesto, in via non ufficiale, di essere sottoposto a un esame per verificare se il sangue appartenga o meno a lui.
L’udienza di ieri è stata di sostanziale preparazione a quella che sarà la settimana decisiva del processo, cioè la prossima. Oltre al risultato della perizia, è stato ascoltato il primario di psichiatria dell’ospedale Versilia, Mario Di Fiorino. Che è stato chiamato al banco dei testimoni dalla difesa di Remorini. Di Fiorino ha raccontato che Remorini è stato per due volte in psichiatria: la prima per abuso di alcol, e la permanenza è durata comunque poche ore. Nella seconda volta, invece, il primario parla di una vera e propria simulazione della malattia. Non era presente, invece, lo psicologo del carcere di San Giorgio, Vito Cornacchia, che ha avuto un impedimento. Inoltre si sono discusse alcune questioni tecniche, come la nuova richiesta da parte dei legali di Remorini e della badante Maria Casentini di far testimoniare Enrico Marzaduri, la cui deposizione era già stata negata dalla giuria. Il noto legale, la cui testimonianza è ritenuta chiave dalle difese perché ha raccontato di aver visto le due donne in centro a Viareggio poco dopo l’esplosione del caso, si è visto negare nuovamente la possibilità di deporre. Un punto, questo, che resta a favore dell’accusa. In attesa che si ascoltino gli ultimi testimoni e che si passi alle eventuali richieste di condanna del pubblico ministero Sara Polino. Dopodiché, ci sarà la sentenza.
@matteotuccini
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