Il Tirreno

Versilia

SE IL DOLORE DIVENTA INDICIBILE

di Donatella FrancesconI

di Donatella FrancesconI Tu mi chiedi, o regina, di rinnovare un indicibile dolore...È Enea davanti a Didone. Ma anche Antonio Lunardi, direttamente dalla strage di via Ponchielli, cinque anni dopo,...

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di Donatella FrancesconI

Tu mi chiedi, o regina, di rinnovare un indicibile dolore...È Enea davanti a Didone. Ma anche Antonio Lunardi, direttamente dalla strage di via Ponchielli, cinque anni dopo, davanti ai giudici per il processo ad un disastro ferroviario da 32 cadaveri. Ascoltare chi era lì quella notte a cercare i propri cari ustionati, carbonizzati, è un dolore inascoltabile, che imbarazza la stessa giustizia.

Messa davanti all’ultimo vagito di Lorenzo Piagentini, 17 mesi, bagnato sotto l’acqua del rubinetto di una casa satura di gas, all’immagine di quella stanza di Pronto soccorso zeppa di corpi nudi ed irriconoscibili, alle urla che niente hanno di umano. E il fuoco di quella notte brucia ancora fino all’aula del Tribunale di Lucca.

E fa ancora così male che è inevitabile dire “fermi tutti” e “parlino le carte”, i referti, i certificati degli ospedali, gli esami autoptici. Da acquisire al fascicolo del dibattimento. Per non trasformare l’indicibile dolore in spettacolo, proprio quello che Enea contesta a Didone. Ma non c’è argine.

Perché il testimone successivo, uomo fatto e finito, consegna all’aula le proprie lacrime. Quelle per il fratello, un pezzo d’uomo di motociclista, polverizzato da esplosioni e fiamme. Di lui è stato trovato solo un resto...E bastano queste poche parole per tornare di colpo tra le macerie, la polvere, l’odore di bruciato che per mesi ha attanagliato tutto il pezzo di quartiere colpito dalla tragedia. Lacrime di tutti coloro che quei giorni hanno vissuto da vicino.

Una tragedia il cui senso è riassunto dalla testimonianza di un altro ferito, scappato - ha raccontato di fronte a giudici, avvocati, pubblico, giornalisti - indossando solo gli slip, dal letto nel quale dormiva con la ragazza che avrebbe dovuto sposare di lì a poco. Da quella camera, da quei letti, sotto quei tetti è passato un treno.

“Fa un po’ male questa cosa...”, dice tra le lacrime il testimone. Fa male. Ma indicibile non è il racconto. È l’oblio.

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