Sicurezza
Sotto sequestro le casette nel camping
Ieri mattina la polizia municipale ha notificato il provvedimento del pm Mariotti che accusa: lottizzazione abusiva
TORRE DEL LAGO. Quarantasei casette mobili, costruite in vari materiali, dotati di ruote e veranda esterna in legno, allacciate ai servizi elettrici, idrici e di scarico: senza avere, però - è l’accusa della Procura di Lucca al camping “Bosco Verde” - il permesso a costruire. E configurandosi, dunque, come «lottizzazione abusiva» in piena area Parco, con tanto di sigilli e divieto di utilizzo, come da provvedimento notificato ieri dalla polizia municipale su delega del sostituto Procuratore, Antonio Mariotti. Vicenda lunga, che vede le prime contestazioni mosse ai titolari nel 2013. Da lì in poi - spiegano Stefano Montemagni e Manuele Serrano - si innescano una serie di proc edimenti che hanno portato, ieri, al nuovo provvedimento della Procura.
«Il Giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pezzuti - raccontano Montemagni e Serrano - ci diede ragione, disponendo il dissequestro nel giugno del 2013». Un provvedimento che vide l’opposizione del pm Mariotti e l’accoglimento della stessa da parte del Tribunale collegiale, con una sentenza del giudice Stefano Billet. Al centro del via libera all’utilizzo delle casette dato dal giudice per le indagini preliminari c’era un passaggio che i titolari avevano avviato e portato a compimento all’indomani del sequestro: «Parco, Comune e Sovrintendenza aveva rilasciato il documento di accertamento conformità e compatibilità paesaggistica...Avevano pagato una sanzione amministrativa che estingue penalmente il reato ambientale». Tanto che - si legge nella sentenza a firma Billet - il Gip ritiene che tale documentazione «escludesse ogni rischio per la tutela dei beni protetti, anche perché nella fattispecie non era in ogni caso ravvisabile alcun aggravio del carico urbanistico». Una tesi che non ha convinto il pm, e neppure il giudice che ha valutato il ricorso della Procura: «La semplice visione delle fotografie - scrive Billet - lascia emergere pacificamente l’avvenuta realizzazione, in area di particolare interesse pubblico, di strutture abitative in numero consistente che di fatto modificano in concreto e stabilmente il territorio del parco naturale. L’astratta compromissione del paesaggio appare in altri termini assolutamente evidente, solo ove si consideri che non si tratta della realizzazione di una o due strutture mobili collocate all’interno di un’area di campeggio per le esigenze dei gestori, ed in sè certamente inidonee a compromettere le esigenze di protezione dell’ambiente (che il solo camping in sé, tramite la previsione di soggiorni temporanei in tende, e quindi a pieno contatto con la natura, non lede)». La risposta dei gestori del camping è stata il ricorso in Cassazione: «Nessun camping d’Italia ormai prevede più le sole tende! L’esigenza della clientela è cambiata e dobbiamo essere competitivi con il resto del mondo! Dove questi problemi non ci sono».
La Cassazione ha dato ragione alla Procura, evidenziando - tra l’altro - come il Gip «avesse esorbitato dai suoi poteri, non limitandosi a riscontrare l’illegittimità del titolo o a confutare l’indispensabilità dello sgombero come modalità di esecuzione». Così, ieri mattina, è arrivato il provvedimento che intima di non utilizzare più i manufatti, con tanto di sigilli da qui a quindici giorni. «Per noi è un danno inimmaginabile», è la voce dei gestori. Che si rivolgono alla Regione «perché faccia valere, di fronte a Tribunale e Cassazione, la legge regionale che ha sancito come nei campeggi questo tipo di strutture abbia legittimità. Esattamente come stabilito nel decreto del Governo Renzi sulla casa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
