Gioco
Troppi pini pericolosi mancano i soldi per il monitoraggio
Nel 2012 il Comune ha avviato il censimento di 4mila piante Sono quelle di strade e piazze, le pinete restano un mistero
VIAREGGIO. Quanti sono nessuno lo sa. L'unica cosa certa è che nei prossimi anni il rischio di “caduta alberi” sarà sempre maggiore. È una valanga verde quella che incombe sulla testa dei viareggini, come una sorta di spada di Damocle. La città del Burlamacco è una delle capitali del verde, ma anche una di quelle in cui questo tesoro ambientale è stato più trascurato. E così pini, tigli e lecci penzolano pericolosamente sul capo dei cittadini, pronti a venir giù al primo soffio di vento. E ogni tanto qualcuno crolla davvero, producendo effetti simili a quelli di Firenze, dove un albero delle Cascine ha ucciso zia e nipotina di due anni.
I numeri. Dati precisi non ne esistono, ma si stima che le alberature presenti sul territorio comunale di Viareggio siano circa 20mila. Di queste solo un quinto è stato controllato e monitorato. Ma per far staccare al Comune l’assegno da 25mila euro destinato all’operazione, ci volle il morto (vedi box).
Ad occuparsi dello "Studio di soluzioni informatiche e metodologiche per il rilievo cartografico ed il controllo della stabilità degli individui arborei" è il professor Fabrizio Cinelli, agronomo e docente all’università di Pisa, facoltà di ingegneria. «Non esiste un censimento completo degli alberi presenti a Viareggio – spiega – Credo che la cifra di 20mila esemplari sia realistica».
Gli abbattimenti. «Per il momento ci siamo preoccupati di far censire quelli presenti lungo le strade e le piazze – spiega Giorgio Fruzza, assessore al verde pubblico – Sono quelli che in caso di caduta rischiano di fare danni a cose o persone. In totale sono quasi 4mila. Di questi solo una piccola parte è stata abbattuta (il 3,7% 148 in tutto, ndr) perché pericolosa. Le pinete? No, quelle sono escluse dal monitoraggio».
Questione d’età. I problemi principali evidenziati dal lavoro del professor Cinelli sono due: «La maggior parte degli alberi presenti sul territorio ha un’età avanzata – spiega – I pini, in particolare, hanno tra gli 80 e i 90 anni e cominciano ad essere a rischio caduta. Un discorso analogo si potrebbe fare anche per lecci e tigli, molti dei quali superano il secolo di vita». L’altra questione riguarda gli interventi: «I motivi per cui un albero cade sono diversi – spiega il professore – Si va dall’evento meteorologico eccezionale alla cattiva manutenzione, fino alla malattia della pianta». Non sempre è facile distinguere: «Nel gennaio 2014 – prosegue l’esperto – 130 alberi della pineta di Ponente caddero a terra a seguito degli allagamenti e altri 141 furono abbattuti perché pericolanti. Ma lì le diverse cause si mescolavano: le piante non erano state potate e avevano la testa pesante, mentre il terreno si era allagato per le piogge intense e perché i fossi non erano stati tenuti puliti».
I soldi non ci sono. C’è poi la questione economica: «Ovviamente il censimento e il monitoraggio degli alberi hanno un costo – spiega Cinelli – Per valutare lo stato di salute di una pianta non sempre basta un esame visivo. A volte serve un’analisi strumentale che ha dei costi: la cosiddetta prova di trazione, ad esempio, costa tra i 500 e i 600 euro. L’intero progetto, invece, ha ottenuto un finanziamento di 25mila euro. Togliendo l'Iva e dividendo per i circa 4mila esemplari presi in considerazione, rimangono poco più di 5 euro lordi a pianta. Infine il lavoro andrebbe portato avanti nel tempo: il 75% delle piante monitorate rientra nella “categoria C”, che presenta una pericolosità moderata. Questi alberi devono essere trattati e rivisti dopo circa un anno. Ebbene questo lasso di tempo in molti casi è già trascorso ma il Comune non ha i soldi per rifare il controllo».
@Parrini77
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