Ma diverse imprese in realtà hanno continuato a lavorare
SERAVEZZA. La serrata delle industrie del marmo non è stata totale. La Campolonghi non ha aderito. E anche in altre aziende hanno funzionato macchine e reparti. Come ha rilevato il segretario...
SERAVEZZA. La serrata delle industrie del marmo non è stata totale. La Campolonghi non ha aderito. E anche in altre aziende hanno funzionato macchine e reparti. Come ha rilevato il segretario provinciale della Fillea Cgil Leonardo Quadrelli che ieri ha fatto un giro tra le imprese versiliesi. «Ho visto che tante aziende hanno lavorato - spiega - sicuramente alla Cosmave c’erano molte persone, diverse venute da Carrara con 3 o 4 pullman e auto private, e tante persone legate alle cooperative. Ma le aziende della piana della Versilia del settore trasformazione non mi pare abbiano partecipato, a parte quelle legate alle cave. La Campolonghi di Lucca e Massa non ha aderito ed è la più grande. L’azienda del presidente della Cosmave Rovai neppure, perché i suoi dipendenti erano a lavoro tutto il giorno. L’unica grande azienda che ha fatto la serrata è stata la Savema di Pietrasanta». Non l’Henraux dove invece in mattinata alcune macchine erano in funzione. «Ho fatto alle 7.30 un’assemblea con i dipendenti per spiegare la situazione e gli operai di segheria erano a lavoro dalle 6 come i manutentori che stavano rifacendo i telai, quelli degli uffici e chi opera al lavoro della moschea alle macchine a controllo numerico».
Henraux non nega ma precisa che «l’attività svolta è stata resa necessaria da esigenze contingenti e urgenti: in particolare, si è reso necessario portare a conclusione il ciclo di segagione del granito, indispensabile per il mantenimento del corretto funzionamento dell'impianto e per evitare danni, e provvedere alla riparazione di un guasto, manifestatosi nella notte, dell’impianto di depurazione del ciclo produttivo. La limitata attività lavorativa svolta non incide quindi sulla piena adesione e condivisione dell'iniziativa promossa dagli imprenditori del marmo e dalle associazioni di categoria».
Ma Quadrelli sottolinea anche un altro aspetto. Afferma che «sono tanti gli imprenditori del piano che mi confessano che sarebbe giusto che il 50% dei prodotti estratti dovrebbero essere trasformati sul territorio». Uno dei motivi per cui gli imprenditori del marmo hanno levato questa protesta, nonostante l’impianto del piano paesaggistico sia stato modificato a discapito delle linee impostate dall’assessore Marson, secondo il segretario Fillea sarebbe proprio la filiera corta. «C’erano due aspetti che abbiamo cercato di far recepire alla Regione col nuovo piano – aggiunge - e una di queste è stata accolta, anche se entrerà in vigore dal 2020: trasformare il 50% della materia sul territorio. Credo sia proprio questo il vincolo che alcune imprese del lapideo non vogliono».
Tiziano Baldi Galleni
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