Sicurezza
Punto da un’ape, rischia la vita
Choc anafilattico per un cuoco. I consigli del medico: massima allerta
VIAREGGIO. Paura al “Mezzo marinaio”, noto ristorante della Darsena. Un cuoco è stato punto da un’ape mentre stava lavorando ed è andato in choc anafilattico. Tra il terrore dei colleghi, ha perso conoscenza. E per sua fortuna in sala c’era un medico che stava mangiando. Il dottore ha intuito subito la gravità della situazione e ha allertato il 118, che è arrivato sul posto con un’automedica e un’ambulanza. Il cuoco è stato accompagnato al pronto soccorso dove le sue condizioni sono state stabilizzate: la prognosi è rimasta riservata per alcune ore, poi il miglioramento. A provocare la reazione alla puntura, con ogni probabilità, è stata una forma allergica.
Essere punti da un’ape oppure da una vespa è un po’ come giocare obbligatoriamente alla “roulette” russa. Può andare bene o male, questione di semplice fortuna. Se infatti il veleno è sostanzialmente lo stesso ogni volta, ben diversa è la risposta di chi sia stato colpito. Si può andare da modeste reazioni locali come rossore, gonfiore o prurito, benigne e transitorie, ad effetti molto più gravi fino allo shock anafilattico, spesso fatale. In questi casi (una decina l’anno in Toscana), l’altra faccia della medaglia è rappresentata da tempi e modi d’intervento sanitario.
Come spiega Fabrizio Pregliasco, infettivologo all’Università di Milano, dal momento del pinzo tramite il pungiglione entra nell’organismo una tossina. I guai cominciano lì e dipendono dalla ipersensibilità più o meno marcata che la persona dimostra verso tale sostanza. E’ questione di secondi, non più di qualche minuto. Se il livello di sensibilità è elevato, il danno più grave si evidenzia alla gola con la formazione di un massiccio edema ovvero di gonfiore che, di fatto, riduce o addirittura blocca la respirazione. L’intervento sanitario si dimostra allora fondamentale. Si può fare qualcosa a livello di preparazione? In realtà, ben poco – sottolinea Pregliasco - ciascuno ha caratteristiche proprie. Solo se, nel fortuito caso, si verificassero lesioni lievi, il suggerimento è di portare con sé specifiche fiale di adrenalina, per un’ eventuale seconda volta. Il tutto passa ovviamente attraverso un percorso di diagnosi medica. È però una minoranza di casi. Tutti siamo esposti al pericolo, ovunque. Precauzione: là dove si vada in campagna o nei boschi, è bene non avventurarsi mai da soli».(gub)
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