Sicurezza
Migliaia sfilano in corteo sulla strada della strage
Viareggio si è stretta ancora una volta ai familiari delle vittime del 29 giugno 2009 per testimoniare solidarietà e chiedere che venga fatta giustizia
VIAREGGIO. «Allora non hanno dimenticato...»: sms da chi non è a Viareggio ma a questa città e alle sue vittime ha legato un pezzo del proprio cuore e aspetta notizie, da chi è in piazza. No, Viareggio non ha dimenticato. E da questo anniversario del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 con il suo carico di morti (32), lutti, ferite e distruzione esce ancora più forte. Perché intorno ai familiari delle vittime, da cinque anni in piazza senza mollare un minuto, si sono strette tutte le altre tragedie d’Italia. «Non è possibile che la gente continui a morire senza che nessuno vada mai in galera»: è la voce delle madri di uno degli operai morti bruciati vivi alla Thyssen di Torino. «Presidente Renzi, fa dimettere chi è imputato. Fallo per ridare credibilità alle istituzioni di fronte ai cittadini». E questa volta le parole che si levano dal palco ad un passo da quei binari, sono di un padre che ha salutato la sua bambina di sei anni per mandarla a scuola. E solo la scuola è crollata nel terremoto di San Giuliano di Puglia.
Viareggio come punto di riferimento vero, consolidato delle troppe stragi d’Italia. Quelle che avvengono «per negligenza dell’uomo», sottolinea nel suo intervento il sindaco Leonardo Betti. Intorno al quale si sono stretti i colleghi della Versilia, ed il primo cittadino di Lucca, Alessandro Tambellini, presente con il gonfalone. «Qui c’è un errore che qualcuno deve pagare», ha proseguito Betti dal palco.
«Questa è la strage dell’Italia intera e non solo di Viareggio», gli ha fatto eco il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, da cinque anno impegnato come politico, amministratore e uomo al fianco dei familiari e della città Guardando la folla, anche questa volta stretta intorno al ricordo di quella notte e alla speranza di giustizia, verità e sicurezza, Baccelli ha voluto sottolineare che «Viareggio ha avuto per cinque anni la forza di reggere il colpo, di raccogliersi intorno alle vittime e ai loro familiari, di lottare per la sicurezza. Viareggio, e lo dico con ammirazione, ha dato poca della capacità di tenuta emotiva e reale. Sapendo che ogni passo in più compiuto sarà una piccola vittoria per tutti».
Non solo parole. Perché Viareggio c’era, c’è stata e ci sarà. Questo si leggeva nei volti dei tanti cittadini che al passaggio del corteo lo hanno accolto sulla soglia di casa. Una presenza vera, concreta, fatta di silenzi e sguardi.
«Stasera il nostro posto è qui», ed è Gloria Puccetti, presidente del Comitato Matteo Valenti, a sancirlo dal palco: «Viareggio aspetta giustizia perché averla è un diritto scolpito nella Costituzione che deve essere rispettato».
Nel corteo, insieme alle migliaia di persone che hanno sfilato, anche la senatrice Sara Paglini, del Movimento Cinque stelle: «È un mio dovere stare qui». E sul palco la collega viareggina Manuela Granaiola, del Partito democratico, che sulla strage e la sicurezza lungo i binari non ha mai mollato, in questi anni: «Di parole ne sono state dette anche troppe...Ora servono i fatti. O meglio servono due fatti: che Moretti sia dimesso dall’incarico di amministratore delegato di Finmeccanica, e che chi ha perso il posto di lavori sia reintegrato». Ed il riferimento è netto alla vicenda di Riccardo Antonini.
Palloncini bianchi, ad ogni nome di chi non c’è più che si alza nel cielo dal palco. Contro il rosso di quella notte, quello del cielo e quello delle terra macchiata del sangue degli innocenti, colpiti a morte dentro le loro case. Cinque anni dopo, mentre la campana della Casina dei ricordi rintocca trentadue volte, la realtà di tutti i giorni racconta quello che Daniela Rombi, attorniata da tutti i familiari delle vittime riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei”, denuncia: «A cinque anni da quella notte, due delle più grandi società pubbliche - Finmeccanica e Ferrovie - sono “governate” da due persone rinviate a giudizio con accuse pesantissime. Le nostre istituzioni, il nostro Governo, li ha già assolti!».
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