Il Tirreno

Versilia

Il vescovo: giustizia è pensare alle persone e non al profitto

di Matteo Tuccini
Il vescovo: giustizia è pensare alle persone e non al profitto

VIAREGGIO. «La giustizia non è la vendetta. Ma bisogna essere chiari: non è pensando al profitto che si fa giustizia. Sono le persone, la loro sicurezza e il loro bene, a dover essere al centro di...

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VIAREGGIO. «La giustizia non è la vendetta. Ma bisogna essere chiari: non è pensando al profitto che si fa giustizia. Sono le persone, la loro sicurezza e il loro bene, a dover essere al centro di ogni azione».

L’arcivescovo di Lucca Italo Castellani, tra i fischi dei treni che attraversano la città mentre si sta celebrando la messa alla Casina dei ricordi, non usa parole dure. Ma nette e limpide. Perché nessuno fraintenda, perché nessuno faccia finta di non aver sentito «la mia vicinanza, che è quella di tutta la città e di tutti coloro che hanno vissuto questa tragedia. Ho ancora negli occhi - prosegue il vescovo - le piccole bare dei bimbi Piagentini e quella della loro mamma ai funerali. Sono passati cinque anni, ma celebrare quella cerimonia mi ha segnato. E non posso né potrò mai dimenticarla».

La celebrazione di ieri mattina in via Ponchielli non poteva raggiungere quelle vette di emozione allo stadio dei Pini. Eppure - nonostante i cinque anni trascorsi - vivere ancora quel ricordo, le immagini delle 32 vittime, significa riavvolgere le lacrime come in un vecchio mangianastri. Castellani parla dei Piagentini e papà Marco è lì, a pochi centimetri da lui, sotto il tendone della Protezione civile di Viareggio. Fa molto caldo, e a un certo punto una vigilessa che regge il labaro del Comune si sente male: nulla di grave, si riprenderà subito prima di essere trasportata all’ospedale Versilia per accertamenti.

Una pausa di transizione, tra gli applausi a un’omelia in cui il vescovo Castellani usa la chiarezza e la semplicità del sacerdote vicino ai familiari che hanno perso i loro cari. Non dimenticando il mondo intorno a loro, e anzi richiamandolo a un impegno di solidarietà. «I vostri cari sono i nostri cari - precisa il prelato, riferendosi ai parenti dei 32 scomparsi - in quei momenti in cui subiamo perdite così pesanti, in cui le persone che amiamo ci vengono strappate via violentemente, vediamo la vita come una salita. La fede in Dio ci dà forza, come fece Gesù con i santi Pietro e Paolo. Ma poi sono le persone a dover far loro questa forza, e a trasmetterla a chi ha bisogno di aiuto. Qui mi rivolgo agli altri: basta un gesto, una carezza, un sorriso per chi soffre. E anche un aiuto concreto, certo. Questo significa essere cristiani».

Castellani ha poi ringraziato, oltre alle amministrazioni presenti - c’erano il sindaco Leonardo Betti e il presidente del consiglio provinciale Andrea Palestini - «in particolar modo l’associazione “Il mondo che vorrei” con la presidente Daniela Rombi». A lei ha dato una carezza, per poi dirigersi verso parenti delle vittime e altri partecipanti alla cerimonia stringendo mani, dando conforto. Come se, appunto, fossimo ancora tutti fermi a quel 29 giugno 2009. E se la giustizia, per quanto lenta e faticosa, è andata avanti grazie alla testardaggine degli uomini e di chi ha perso pezzi del proprio cuore in quella notte, la sensazione di una Viareggio ancora ferma a quella tragedia, abbandonata a se stessa, è forte. Persino in una giornata dove una leggera brezza rinfresca la città, dove la gente arriva comunque a partecipare a una messa, nonostante sia una domenica di fine giugno e nonostante in città ci siano code per i turisti che arrivano, Viareggio continua a dormire un sonno profondo. Con la speranza che rinasca come la bella via Ponchielli, oggi il miglior spot di chi ama la vita, nonostante la morte.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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