Attenzione
«Con le regole c’è futuro per il marmo»
Il governatore Enrico Rossi parla della sfida del nuovo piano paesaggistico: «Non siamo contro le cave»
CARRARA. Enrico Rossi, domani e martedì il mondo del marmo toscano si ferma, clamorosamente, per protesta. Il nuovo piano paesaggistico è visto e vissuto dagli imprenditori come un attacco mortale al settore. È questo l’obiettivo della giunta regionale che lei presiede?
«Macchè. Il nostro fine sia con il piano del paesaggio ma anche con la nuova legge sulle cave che presto porteremo in consiglio è di creare le condizioni perché questa attività si faccia più rispettosa dell’ambiente e del paesaggio e perchè essa produca la più ampia ricaduta possibile sul territorio in termini economici e di occupazione. Quindi nessun ambientalismo astratto o ideologico che non si misura sui temi dell’economia di un territorio, dello sviluppo e dell’occupazione. Noi consideriamo quello estrattivo un settore certamente a grosso impatto ambientale ma nello stesso tempo anche una industria importante e storica della Toscana. Nessuno però può considerarsi padrone assoluto di attività che insistono su beni comuni e sottrarsi alla ricerca i soluzioni equilibrate».
E dove è il punto di equilibrio?
«L’obiettivo che tutti dobbiamo perseguire è aggiungere valore al marmo estratto, lavorandolo quanto più possibile in loco. Ottenendo quindi, se possibile, il risultato di estrarne meno, rispettare di più la montagna e allo stesso tempo dare più lavoro e produrre più ricchezza. Un’operazione difficile ma dobbiamo riuscirci».
Le nuove regole sono però contestate a fondo sia dagli industriali che dagli ambientalisti...
«Nel piano del paesaggio abbiamo rivisto procedure e dettato norme generali. Abbiamo detto che per tutte le nuove cave (oppure varianti sostanziali alle attività già esistenti) vale il principio che deve essere redatta una valutazione paesaggistica sulla base di criteri predefiniti. Come norma generale, nei bacini estrattivi delle Alpi Apuane abbiamo detto che se si vuole realizzare una nuova cava o modificare le modalità di estrazione (quindi fare varianti sostanziali) si deve anche presentare un piano attuativo alla Regione. Piano su cui la Regione convoca la conferenza dei servizi e se valutato positivamente viene restituito al Comune che accelera la procedura di concessione. Accelera, sottolineo».
Ma ci sono anche vincoli più rigidi, sulle cave dismesse e sull’escavazione in quota...
«Ci sono regole. La più importante è quella che riguarda le Alpi Apuane con le cave sopra i 1200 metri. Per le quali abbiamo detto che una cava può essere riattivata ma solo se è stata dismessa da meno di venti anni. E soprattutto abbiamo detto, in poche parole, che non si possono più “scapuzzare” le montagne e rovinare le creste. Il tutto nel rispetto della legge Galasso che prevede vincoli e tutele appunto sopra i 1200 metri. Abbiamo inoltre stabilito che si riducano i depositi nei piazzali per i ravaneti e che le strade d’accesso possono essere fatte ma devono essere vie che ,una volta esaurita la cava, consentano il ripristino ambientale. Infine abbiamo detto che gli scinti glaciali (che riguardano soprattutto la Garfagnana) non devono essere alterati dalle acave ma anche qui è consentita l’attività delle cave esistenti come è consentita peraltro sopra i 1200 metri sempre per quelle esistenti».
Governatore, questi sono vincoli, lei parla però di un aumento dell’occupazione. Come?
«Sì,l’aspetto più importante riguarda la filiera corta. Noi ci diamo l’obiettivo che entro il 2020 il 50% del prodotto venga lavorato in loco (attualmente questa attività interessa solo il 25% del prodotto) e ciò contribuirà a aumentare e qualificare i posti di lavoro. Ci sono molte forme di delocalizzazione, ci sono le multinazionali che delocalizzano gli apparati produttivi nel lontano Oriente ma una forma di delocalizzazione è anche quella di asportare materiale dalle cave, caricarlo su una nave e poi farlo lavorare in un altro paese sottraendolo alla ricchezza e al lavoro del territorio».
Due giorni di blocco dell’attività in cava e al piano: c’è grande tensione Rossi, aria di battaglia. È pronto?
«Ricordo da assessore alla sanità la battaglia molto dura che facemmo per ridurre i morti e gli infortuni in cava e c’era chi all’inizio resisteva a questa battaglia Poi grazie anche a nuove tecnologie il comparto marmifero ha attenuato in modo fortissimo gli incidenti e le morti in cave. Io adesso dico: se vogliamo mantenere questo comparto industriale della Toscana dobbiamo renderlo più compatibile con l’ambiente e fargli avere una ricaduta occupazionale e di lavoro maggiore sul territorio. Questo è ciò a cui opunta il piano del paesaggio che abbiamo adottato. Non c’è nessun fondamentalismo ambientalista, certo se c’è qualcuno che vuole continuare o spera di andare avanti senza o con minor regole rispetto alle attuali si sbaglia, come sbaglia chi sul versante anbientalista ci chiede di chiudere le cave».
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