Sicurezza
Perini chiude la falegnameria
Presidio davanti ai cancelli e allarme dei sindacati: «L’azienda scompare pezzo dopo pezzo»
VIAREGGIO. Falegnameria smantellata nello storico cantiere Perini Navi. È la notizia che arriva dai sindacati che ieri hanno indetto due ore di sciopero con presidio di fronte all’azienda, alla vigilia del varo di un 54 metri previsto per questa mattina. «Nel tempo nessun investimento e nessuna innovazione è stata introdotta dalla proprietà - denunciano le segreterie provinciali di Fiom-Cgil e Fim-Cisl - «ed oggi, salvo rare eccezioni i falegnami sono tutti in cassa integrazione, da lungo periodo, con poche possibilità di rientrare anche per possibili lavorazioni di refitting, che potrebbero essere, una buona base per la ripresa del lavoro». .
La stessa sorte - è l’allarme lanciato dal sindacato e dai lavoratori - «potrebbe toccare ai dipendenti del reparto alberi, fiore all'occhiello per le innovazioni introdotte da Perini.Quel reparto oggi ci dicono verrà riorganizzato: ma come?Smantellando i due terzi delle macchine utensili? E riverniciando un tornio vecchio?».
L’azienda - spiegano i sindacalisti al presidio (per la Fim, Narcisa Pellegrini e per la Fiom, Nicola Riva) - «ha motivato la scelta con il fatto che, a suo direi, gli armatori propendono sempre di più per falegnami di propria fiducia». Ma il sospetto - Pellegrini lo conferma al cronista che incalza - è che il nuovo management dell’impresa del patron Fabio Perini stia preparando, taglio dopo taglio, il “pacchetto” per i possibili investitori candidati a subentrare nella compagine societaria. Un’operazione simile a quella già conclusa da altri grandi marchi della nautica mondiale con sede nella Darsena viareggina. In questo caso i possibili soci (si è molto detto nelle ultime settimane di un fondo di investimento degli Emirati Arabi) troverebbero un’azienda disegnata su misura.
«Noi restiamo convinti - è la voce di Nicola Riva - che l’azienda non sta facendo tutto quello che sarebbe necessario per proseguire la produzione e rilanciare l’attività. Ed è su questo terreno, quello dell’innovazione, dello sviluppo e della qualità, che il sindacato lancia la sfida all’azienda. Non è certo responsabilità dei lavoratori se non sono stati fatti gli investimenti!».
L’organizzazione voluta dai nuovi manager non convince i sindacati neppure quando si tratta di uffici: «In particolare per la riorganizzazione di quello tecnico, che per chi vi opera ad oggi non trova più riscontro tra le funzioni strategiche dell'azienda, fatto questo che viene denunciato con particolare forza e senso di attaccamento al lavoro da molti impiegati, lavoro fin qui svolto con grande perizia e passione, mentre l'azienda con le proprie risposte continua a non convincerci di come si voglia attrezzare per fare l'innovazione delle barche del futuro».
Il futuro di Perini Navi non attiene al solo quadro economico mondiale, stretto tra crisi e cambio di rotta nelle richieste di chi si fa un veliero, con il dato oggettivo che oggi va per mare chi è molto molto ricco e vuole ribadirlo ostentando un cento metri. La storia dell’azienda di Fabio Perini è un concentrato di quella che inizia con i calafati della Darsena viareggina e continua fino ad oggi portando in giro per il mondo il nome dell’azienda unito a quello della città. Anche per questo - concludono Fiom e Fim - «non ci rassegnamo a veder scomparire un giorno dopo l’altro pezzi di azienda, soprattutto perchè la mancanza di competitività che ci viene dichiarata, dipende quasi esclusivamente dall'assenza di investimenti dell’azienda, che per troppo tempo non ha investito e ha regalato a spagnoli (manufatti in carbonio) e arabi (refitting) attività e prodotti che si dovevano fare a Viareggio».
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