Gioco
Dino La Bianca, l’artista testimone della Versilia ruggente
Pochi sono i personaggi in grado di interpretare e raccontare questo territorio come il pittore viareggino detto “il maestro”
di ADOLFO LIPPI
Si riapre la stagione artistica in Versilia. Fu gloriosa, adesso resiste con qualche preziosità. Pochi sono i personaggi di ieri, ma ben vitali anche oggi, con i quali chiacchierare di ciò che fu a Forte dei Marmi il “quarto platano”, di ciò che fu a Viareggio la “Bottega dei Vageri”. Uno dei pittori che rimane sulla breccia è Dino La Bianca, detto “il maestro” che fu, è, poliedrico, dipinge quadri, fa il mercante d'arte, fece lo chansonnier, fece teatro, ebbe terra al Gran Caffè Margherita e tuttora vi sosta per inventare altre escursioni. Anche nel documentario filmato. Ai giorni nostri sue opere si trovano alla Brilla di Massarosa in quella mostra sconfinata che ha messo su Claudio Giannini.
Dino La Bianca nasce a Viareggio. Si diploma a Lucca. Viveva a due passi da dove viveva Stefania Sandrelli bimbetta. Era il rione caro a Tono D'Arliano che vi progettava carri e vi riunivacentinaia di maschere. Ai suoi esordi come pittore vince tutto ciò che c'è da vincere: il Premio Viareggio, il Premio Castiglioncello, il premio Colori di Tirrenia, il Premio Maschere e Carnevale. Diviene amico intimo di Cristoforo Mercati detto "Krimer" che possedeva la notissima "Bottega dei Vageri". Lì vi transitava davvero il mondo dell'arte. Mercati era stato un alto funzionario del Ministero della Cultura fascista. Aveva conosciuto Lorenzo Viani e l’aveva seguito a Viareggio mettendosi a praticare anche la pittura. E gestendo una galleria famosa.
Grazie a Krimer, Dino La Bianca avvicina Carlo Carrà, Migneco, Maccari, i grandi artisti che in quegli anni (tra il '50 e il '60) ravvivavano Viareggio e la riviera. E con questi passò anche dal "Quarto Platano" a Forte dei Marmi dove, al caffè, discutevano di letteratura e filosofia e bellezza poeti come Montale e Ungaretti, scrittori come Pea e Repaci, pittori come Guttuso, Treccani, Dazzi. Una stagione d'oro. C'era Carmelo Bene che declamava versi, c'era Leonida Repaci che approntava il "Viareggio" (quello delle glorie).
Dino La Bianca acquistò e gestì poi la prima galleria d'arte di Forte. A due passi dal platano famoso. Dopo vennero Walter Lazzaro e la Marguttiana. Ma in quei giorni la galleria La Bianca era da pionieri. Però gli abiti soliti restano sempre stretti a La Bianca. Così debuttò anche come chansonnier al teatro Goldoni di Viareggio. S'accompagnava con la chitarra, aveva una voce calda, bassa, suadente. Innamorava le ninfette, allora si chiamavano così le adolescenti in fiore. Una di queste, Laura, bellissima, occhi devastanti i capelli lunghi e fruscianti, divenne la sua fidanzata ufficiale. E con lei ogni sera facevano tavolo di prima fila al Gran Caffè Margherita dove regnava il comico fricchettone Valdemaro, dove cantavano Nilla Pizzi, Luciano Tajoli, Claudio Villa, Gino Latilla, Carla Boni , il quartetto Cetra. Dino La Bianca scrisse anche canzoni. Per la Bussola di Focette s'accompagnava con il giornalista Giovanni Angelici dal quale aspirò la cultura beat di Kerouac. Angelici procurò a La Bianca mostre all'hotel Palace del grande imprenditore alberghiero Ferruccio Bertinotti e al Circolo della Stampa. Nell'occasione l'intera mostra gli fu acquistata dal presidente del Viareggio calcio, Piero Ghinassi. Poi si sposò. Si dedicò al commercio dei quadri. Dipinse poco. Per riapparire negli anni duemila con un’antologica al Centro Congressi, ripetuta poi a Palazzo Paolina. La pittura di Dino La Bianca è coerente alla sua vivace personalità. Vivace e inquieta. Sono linee e segni che scoppiettano, astraggono i significati, moltiplicano i colori e li esplodono in mille volute eccitanti. Poi qua e là entra il ritratto di una donna, entra un cuore, entra una palma viareggina che mescola nostalgia con inquietudini modernissime.
Di recente Dino La Bianca è stato scelto dal regista Luigi Martinelli e da mons. Giovanni Scarabelli, per raccontare, in un documentario di prossima uscita gli scritti di Lorenzo Viani su villa Borbone dove ambientò il suo noto libro “Il figlio del pastore”. Sono dunque rari i personaggi che possono testimoniare tanti itinerari diversi. Non dimentichiamo però che dalla Versilia è passato il mondo: dallo sport alla moda, dalla finanza alla cultura. Vi potrà passare ancora? È bene, tuttavia, che anche un pittore come La Bianca serva a rammentarlo.
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