Il Tirreno

Versilia

Il Pos diventa obbligatorio Ma i negozianti protestano

di Giorgio Carlini
Il Pos diventa obbligatorio Ma i negozianti protestano

In tanti contestano la norma che impone le macchinette per carte e bancomat «Strumenti costosi, che senso ha pagare alla banca la commissione su un caffè?»

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VIAREGGIO. L’ora X scatterà ufficialmente lunedì 30 giugno: nessun ulteriore rinvio per l’entrata in vigore di un provvedimento che ha fatto discutere fin dall’avvio e che sembra destinato a sollevare ulteriori polemiche nei prossimi giorni. Perché, al momento, pare scontentare un po’ tutti. Il riferimento è al Pos, sigla che sta per “Point of sale” e che indica la macchinetta che consente di pagare con bancomat o carte di credito. Un apparecchio ora obbligatorio per tutti gli esercizi commerciali (ma anche per professionisti, artigiani, studi medici e professionali, ecc) che dalla prossima settimana dovranno garantire ai clienti di poter usare le carte elettroniche per pagamenti superiori a 30 euro.

Carta o bancomat? A Viareggio, come in tutta Italia, il Pos è, a dire il vero, uno strumento diffuso: difficile trovare negozi di abbigliamento o ristoranti che ne siano sprovvisti, e sempre più attività di vario genere offrono l’alternativa al contante. Il punto è un altro: con l’obbligo di legge il Pos non è più una scelta del commerciante. Diventa piuttosto una imposizione, che va a gravare soprattutto su coloro che fino a oggi ne avevano fatto a meno, considerandolo evidentemente superfluo, o peggio un costo aggiuntivo del quale avrebbero volentieri fatto a meno. Di certo la novità non è stata accolta con entusiasmo da quei commercianti versiliesi che si trovano ad avere a che fare con scontrini che di solito non raggiungono cifre elevatissime. Prendiamo per esempio un bar, o un panificio: difficilmente una spesa in locali simili raggiungerà la soglia dei 30 euro. Ma la legge vale anche per loro, quindi dovranno installare la macchinetta e sopportarne i costi.

Il mugugno dei balneari. «Perché dobbiamo essere noi a sostenere le spese di una operazione fatta dallo Stato?». Se lo chiede Graziano Giannessi, gestore del bagno Nettuno, facendosi di fatto portavoce di numerosi colleghi. Tutti hanno già preso da tempo contatti con le banche, richiedendo il Pos e cercando la soluzione migliore in termini di prestazioni e canoni mensili. «In fondo - precisa Giannessi - è naturale stare al passo coi tempi e fornire un servizio in più alla clientela. Ciò che non capisco, però, è perché dobbiamo sopportare tutti i costi, che vanno dall’attivazione, al canone, alle commissioni, fino all’eventuale disdetta, che in molti casi prevede un prezzo altissimo. Se l’obiettivo - aggiunge - è combattere l’evasione fiscale, ben vengano i Pos. Ma allora perché non garantirne un uso gratuito? ». Giannessi sottolinea come in passato al “Nettuno” le richieste di pagare con carte o bancomat siano state «pochissime, quasi sempre da parte di stranieri, praticamente mai dai clienti italiani». «Ci adegueremo all’obbligo - conclude il gestore - pur non condividendo la scelta: perché dobbiamo dare soldi alle banche per far pagare i clienti con un pezzo di carta?».

La rivolta nei bar. Anche gelaterie e bar, dove una consumazione in media si aggira intorno ai 5 euro, dovranno dotarsi di un Pos, che utilizzeranno raramente, ma che pagheranno ogni mese. Al bar-pizzeria “Contemporanea”, in passeggiata, sono ancora esposti i cartelli con la scritta: “Non si accettano carte di credito o bancomat”. «In realtà ho già acquistato la macchinetta - rivela il titolare, Mario D’Elia - ma per togliere quell’avviso aspetterò senz’altro l’ultimo giorno». Anche chi fino ad ora ha combattuto una battaglia personale contro le tessere elettroniche ora deve rassegnarsi, pur con una scia fortemente polemica: «Sono assolutamente contrario al Pos - tuona D’Elia - Siamo di fronte a un obbligo imposto dallo Stato, neanche fossimo in una dittatura. Se la prendono sempre con i piccoli imprenditori e commercianti - continua - Penso alle maxi multe se non emettiamo uno scontrino da un euro, quando poi si scoprono truffe milionarie non certo ad opera dei negozianti». Per D’Elia la scelta del Pos sarebbe dovuta restare volontaria: «Se gestisco un ristorante o un negozio di abbigliamento sarà mia premura attivarlo per garantire un servizio migliore al cliente. Ma se ho un bar o una gelateria posso decidere di far pagare con i contanti o no? Così - conclude - hanno mortificato la libertà di scegliere».

Confesercenti. «Nessuno mette in discussione l’utilità dei Pos, ma il costo del cambiamento non può essere scaricato solo sui commercianti». Questo il parere di Esmeralda Giampaoli, presidente di Confesercenti Versilia. «Al provvedimento - prosegue - doveva seguire un altra norma che azzerasse i canoni mensili. Idem per le commissioni: è assurdo pagare una percentuale alla banca su un caffè. In questa operazione - rileva Giampaoli - non è stato considerato l’impatto negativo sulle piccole attività. I costi non dovrebbero gravare sugli esercenti, quanto piuttosto sullo Stato che ha imposto tali strumenti e sulle banche, che altrimenti saranno i veri beneficiari del Pos».

Le scappatoie. In teoria dal 30 giugno tutte le attività dovranno dotarsi del Pos. Il Decreto “Sviluppo bis”, però, ha introdotto l’obbligo di legge, ma non ha previsto nessuna sanzione per chi deciderà di non dotarsi della macchinetta. Per questo è possibile che qualcuno non aderisca al provvedimento. E c’è già chi pensa a un rimedio all’italiana: se la spesa supererà il limite di 30 euro, in tanti sono pronti a emettere due scontrini...

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