Il Tirreno

Versilia

Gara del porto: indaga la Finanza

di Donatella Francesconi
Gara del porto: indaga la Finanza

L’attenzione degli inquirenti sulla transazione raggiunta con l’ex socio privato Ferragamo

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. La notizia era trapelata qualche settimana fa, finendo sulle pagine del “Tirreno”: la guardia di finanza aveva richiesto al Comune una serie di documenti relativi alla galassia delle società partecipate. Ad attirare l’attenzione degli inquirenti - è l’indiscrezione trapelata in queste ore - anche la transazione con Ferragamo, ex socio privato della Viareggio porto, società oggi interamente pubblica che gestisce l’approdo delle Madonnina, più alcune banchine destinate alle imbarcazioni da diporto. Nell’accordo raggiunto dall’amministrazione Betti e fortemente rivendicato dal primo cittadino c’è anche la cifra di 1,2 milioni che copre il danno subito dalla cordata che vinse la gara (2007) poi annullata nel 2009 da una sentenza del Consiglio di Stato, su ricorso della cordata che aveva come capofila Teseco. Un pagamento, quello alla voce “maggior danno”, che potrebbe raffigurare danno erariale là dove l’Ente pubblico non si sia attivato per risalire all’origine dell’errore che ha portato, di conseguenza, al pagamento che oggi figura come riconoscimento dell’errore stesso. Anche se, al termine di una trattativa che viene da lontano - a mettere nero su bianco le condizioni poi riviste dall’amministrazione Betti era stato il commissario straordinario Domenico Mannino - si è passati da una richiesta iniziale di 20 milioni a 1,2.

Benzina sul fuoco, insomma, di una vicenda che blocca di fatto la vendita delle azioni di una Viareggio porto che oggi si avvia a chiudere il proprio bilancio (i nodi vengono al pettine nel mese di luglio) in perdita per un milione e mezzo. Perdita che l’assessore al porto, Giovanni Giannerini, ha già chiesto di coprire con una patrimonializzazione della società (della quale è stato il presidente lungo il primo anno di amministrazione Betti) che prevede il passaggio di beni immobili dal patrimonio del Comune a quello della stessa Viareggio porto. Più facile a dirsi che a farsi, visto che è la richiesta che - per esempio - la Fondazione Carnevale avanza al Comune, anche in questo caso per tamponare gli effetti dei tagli sul contributo dell’Ente pubblico. Insomma, perché il Mercato ittico alla Viareggio porto e non la Cittadella alla Fondazione Carnevale? Senza contare un ulteriore elemento: se, previa modifica dello Statuto, il Comune andasse a perdere la maggioranza societaria nella Viareggio porto, l’effetto della patrimonializzazione sarebbe quasi per intero a pro del prossimo socio privato. E non è esattamente il vantaggio dei privati la “mission” di chi governa il bene comune.

Tra guardia di finanza in azione e rischio di scioglimento della stessa Viareggio porto, la “maledizione” della gara sembra avere effetti più potenti di quella di Montezuma con tutti i suoi dolori...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa