Sicurezza
Mostra di modelle nude: la protesta delle donne
VIAREGGIO. Viareggio non entrerà a far parte d nel circuito virtuoso delle "Città libere dalle immagini lesive della dignità delle donne”: la proposta inviata dall’Unione donne italiane circa due...
VIAREGGIO. Viareggio non entrerà a far parte d nel circuito virtuoso delle "Città libere dalle immagini lesive della dignità delle donne”: la proposta inviata dall’Unione donne italiane circa due mesi fa è assolutamente in contrasto con la delibera della Giunta Betti, numero 120 del 17 giugno, con la quale si ospita al Centro congressi, per ben due cicli di date - a luglio e agosto - la mostra dei fotografo Adolfo Favilla con i suoi scatti di modelle completamente nude in giro per la città. L’adesione di Viareggio - hanno scritto a sindaco e assessore Carla Cantatore e Patrizia Branzanti, del gruppo “Città libere” dell’Udi - «non è assolutamente compatibile con l'avvento della manifestazione "Viareggio nuda" da voi recentemente sostenuta. Auspichiamo caldamente un ripensamento che sarebbe la prova di una lodevole volontà politica nell'osservanza delle normative Europee e internazionali, nonché del rispetto per l'immagine delle donne in generale e delle cittadine di Viareggio in particolare».
L’iniziativa della mostra di modelle nude - si legge nella delibera dell’assessore Glauco Dal Pino - «rappresenta per la città una rilevante importanza culturale, ritraendo luoghi al cui interno il nudo rappresenta l’essenza dei valori primari della vita e al contempo l’assenza di violenza in una città sicura». E provare per credere ad andarsene in giro nude senza l’apparato di scorta alle stesse modelle messo in piedi dalla polizia, come si legge sulla pagina Facebook dello stesso fotografo.
«Il progetto - sottolinea l’Udi - è patrocinato dal Comune di Viareggio, con motivazioni che ci lasciano sorprese per la loro inconsistenza. Il nudo in sé non è una forma d'arte né riveste importanza culturale, il nudo come "essenza dei valori primari della vita" può essere riferito al massimo all'attimo in cui veniamo al mondo. La pubblicità, comunque intesa, rientra nel marketing e non è arte. Si tratta, in questa iniziativa, del corpo vivo di una donna viva che viene esposto al pubblico senza alcun nesso con l'immagine da promuovere e quindi, diventando oggetto, è immagine lesiva della dignità delle donne. Riteniamo che una amministrazione cittadina che si ponga come obiettivo il benessere delle/i cittadine/i nel rispetto di tutte/i possa accogliere il nostro invito a non permettere né patrocinare questo set fotografico che, a nostro avviso, lungi dal "denunciare" un eventuale declino della città, lo confermerebbe».
Donatella Francesconi
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