Proteste
«Massacrato dal branco, come in un gioco»
Torre del Lago: il racconto choc di un giovane pestato a sangue dopo una notte in discoteca. «Ho vissuto un incubo»
TORRE DEL LAGO. «Mi hanno massacrato così, per divertirsi. E solo per un miracolo sono riuscito a salvarmi. Non ho mai avuto tanta paura».
È una testimonianza choc, quella di un giovane turista straniero reduce da un weekend da incubo a Torre del Lago. Dopo aver passato una serata in discoteca, ha denunciato al commissariato di Viareggio di aver subito assieme a un amico un pestaggio sanguinoso da parte di un gruppo di violenti. Per motivi che - sostiene - gli sono ignoti. Dovrà operarsi a una spalla, passerà del tempo prima che si rimetta. E intanto fa un appello a chi ha visto quella notte: «Chi sa, parli e ci aiuti a trovare i responsabili».
«Ho 25 anni, amo la Toscana e d’Italia - afferma questo giovane (di cui Il Tirreno conosce il nome, ma non lo pubblica per motivi di sicurezza) - Questa passione è iniziata quando ho incontrato un amico italiano che vive da voi. Incantato, vedo la vostra regione come un paradiso. Ma la notte tra venerdì 13 e sabato 14 giugno, il sogno si è trasformato in un incubo».
«Dopo una notte perfetta in tutto e per tutto al famoso Mamamia - continua il giovane, che si trovava in camping a Torre del Lago - il mio amico ed io stavamo camminando tra le dune e la pineta. Non eravamo soli, ma circondati da una trentina di persone felici e di buon umore: uomini, donne, coppie, etero come gay. Però improvvisamente, le ragazze e i ragazzi cominciano a fuggire tra le urla, inseguite da dei ragazzi con tronchi d’albero. Non rami, tronchi. Increduli abbiamo pensato che fosse uno scherzo stupido. Tuttavia, tutti abbiamo cominciato a fuggire e ci siamo diretti verso la macchina in fretta... ma non abbastanza in fretta».
«Un gruppo di uomini, probabilmente originari dell'Europa orientale - prosegue il racconto del giovane - ci ha raggiunto. Uno di loro mi ha afferrato da dietro e gettato a terra con violenza. Lui e due o tre complici, hanno iniziato a darmi dei colpi. Ho gridato e chiesto aiuto. Il mio amico italiano si è interposto, probabilmente salvandomi la vita. Non ho mai visto tanta violenza così incomprensibile. E non ho mai avuto tanta paura. Queste belve si sono poi gettate, sei o sette, su di lui, armati con rami di grandi dimensioni e pezzi di tronco. Lo hanno buttato a terra, colpito alla testa e al corpo. Il mio primo aggressore, poi, è tornato da me con gli occhi lucidi di odio e di eccitazione. Ferito e terrorizzato, ho potuto urlare solo in inglese e francese, con poche parole di italiano. Le mie grida hanno distratto tutti per un momento. Questo ha permesso al mio amico di fuggire. Il sangue colava giù per le numerose aperture sul cranio. Non riuscivo a muovere il braccio sinistro».
I due - secondo il racconto del turista straniero - riescono però a scappare. «Siamo saltati in macchina, e abbiamo raggiunto dopo poche decine di metri il Mamamia. Lì il personale della struttura ha mostrato una gentilezza incredibile. Vorremmo ringraziarli con tutto il nostro cuore. Hanno chiamato un’ambulanza e la polizia. Abbiamo trascorso la notte all’ospedale Versilia. I medici mi hanno diagnosticato una frattura complessa della spalla. Appena iniziate, le vacanze erano finite: sono dovuto tornare urgentemente nella mia patria e sarò operato giovedì. Mi ci vorranno dei mesi per guarire e mezzo anno per la riabilitazione. Ora sono freelance e non riesco più a lavorare nel frattempo. Per quanto riguarda il mio amico, i suoi tendini della spalla sono anch’essi colpiti. Dovrà probabilmente anche lui essere operato. Attendiamo gli accertamenti».
Per quanto accaduto quella notte i due giovani si sono rivolti alle forze dell’ordine. «Abbiamo sporto denuncia alla polizia, che è stata molto attenta e interessata al caso. Gli agenti hanno ripetutamente contattato il mio amico ai fini dell'inchiesta e per fornire aggiornamenti regolari. Si sono anche scusati per un disguido avvenuto nella sera stessa. Ma quello che mi sconvolge è la reazione di chi quella sera si trovava in zona. Abbiamo potuto trovare sul popolo di Internet testimoni della nostra aggressione. Alcuni potrebbero riconoscere i nostri aggressori. Ma nessuno osa testimoniare e ancor meno denunciare. Tutti sono sconvolti, ma soprattutto hanno paura, la paura di rappresaglie. Ed è proprio per questa paura che questa aggressione certamente resterà impunita, perché lei protegge i nostri aggressori».
Alla fine, restano delle domande. «Come è possibile che possa accadere una cosa del genere in un luogo con tanti locali? Come si può sviluppare un luogo con tale potenziale se le autorità non investono in maggiore sicurezza? E perché nessuno osa parlare? Quante aggressioni ancora dovranno avvenire prima che persone decidono di rompere l'omertà che sembra regnare a Torre del Lago? Attualmente sto imparando l’italiano e il mio desiderio più caro di oggi è quello di trovare un lavoro e di venire a vivere a Pisa o Firenze. Ma questi fatti non possono esistere nel XXI secolo in una così splendida regione. Perciò faccio a un appello: preservate il vostro piccolo paradiso».
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