Il Tirreno

Versilia

Terribile e ironico: il conflitto mondiale al Museo della Satira

di Angelo Petri
Terribile e ironico: il conflitto mondiale al Museo della Satira

Forte dei Marmi ricorda l’orrore della Grande Guerra con quadri, vignette e caricature degli artisti dell’epoca

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FORTE DEI MARMI. Forte dei Marmi era Comune autonomo da pochi giorni: ancora non erano terminati i festeggiamenti che sull’Europa si addensavano già nubi nerissime di guerra. Il 28 giugno 1914 l’attentato di Sarajevo diede inizio alla Prima guerra mondiale.

A cento anni esatti da quell’episodio, il Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi propone “La danza macabra della Grande Guerra” (mostra a cura di Cinzia Bibolotti, Franco Calotti e Linda Gorgoni Gufoni), con opere provenienti dalla Collezione di Lodovico Isolabella, la più importante al mondo nel suo genere.

Una esposizione di alto valore iconografico e storico che scioglie un dubbio pesante: si può fare satira su una tragedia da 6 milioni di morti? La risposta è sì: i grandi artisti satirici furono in grado di narrare il conflitto che trasformò in modo irreversibile il Novecento e combatterono la loro guerra non solo personalmente, ma pure con le armi sferzanti della satira, dando luogo a una produzione artistica che non ha eguali in nessun altro conflitto e che riuscì a svelarne le contraddizioni e le assurdità.

Tutto ciò si potrà ammirare nella sale del Fortino, dal 28 giugno al 28 settembre. In molte tavole si ride amaro, anche perché la morte respira sul collo ai soldati-artisti.

Un esempio? I capolavori pittorici di Mario Sironi, che pubblicava le sue possenti tavole a colori sul “Montello”, uno dei tanti giornali per i nostri soldati. La sua Sarabanda finale (immagine-logo della mostra) fa risuonare l’eco di un avvenimento drammatico ma liberatorio: sullo sfondo di un cielo nero nascosto da due immense bandiere rosse (allusione all’imminente rivoluzione tedesca) Sironi issa sulle picche le teste mozzate dell’imperatore e dei suoi generali e le abbandona al ludibrio della folla.

Tanti e importanti gli autori in mostra: da Ezio Castellucci a Carlo Bisi, efficaci nel raccontare le tempeste emotive di uomini rinchiusi nel labirinto senza uscita del Fronte. Si potranno ammirare anche splendide tavole originali di Gabriele Galantara (fondatore del giornale satirico “L’Asino”) e quelle più raffinate e liberty di Antonio Rubino, con i personaggi del Caporale C.Piglio o del soldato tedesco Max Pataten, creati per “La Tradotta”. Con i disegni di Filiberto Scarpelli, Golia e Cesare Musacchio ci saranno pure gli straordinari ritratti caricaturali dei soldati sul Carso di Lorenzo Viani, e la sfacciata caricatura dell’imperatore Francesco Giuseppe di Aroldo Bonzagni.

A proposito di caricature:bellissime quelle che il famoso architetto Gio Ponti, arruolato nel Genio, realizzava sulle cartoline postali per gli amici. Ci sono poi i rarissimi volantini di Giuseppe Scalarini, l’unico autore schierato sul fronte anti-interventista.

Di tutto un altro avviso il futurista Francesco Cangiullo che, fedele alla linea marinettiana della “guerra sola igiene del mondo” se la prende nel disegno in mostra addirittura con Carlo Carrà, colpevole di essersi in parte pentito dell’interventismo della prima ora.

«Con “La danza macabra della Grande Guerra” - spiegano gli organizzatori - chiudiamo un ciclo iniziato sei anni fa con una mostra dedicata a “Le Mot”, il giornale-capolavoro di Jean Cocteau e Paul Iribe, che scrisse in Francia pagine memorabili sul rapporto guerra e arte e proseguito poi con la mostra dedicata sei anni fa ai giornali di trincea, insostituibile veicolo di propaganda ma anche palestra di grandi artisti come Sironi su “Il Montello”, o Soffici su “La Ghirba”». L’inaugurazione, aperta a tutti, sarà in piazza Garibaldi venerdì 27 giugno alle ore 18.

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