Gioco
Strage di Viareggio: scontro in aula il giudice estrae il cartellino rosso
L’avvocato romano Gaetano Scalise tenta l’affondo contro l’ispettore della Polfer Angelo Laurino che ha condotto le indagini
«C’era una fontanella o quell’acqua è dei vigili del fuoco?»: così Gaetano Scalise, avvocato romano che difende un dirigente di Rfi, si rivolge all’ispettore della Polfer Angelo Laurino nell’aula del Polo fieristico di Lucca dove si tiene il processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. Lo scopo della domanda è dimostrare che la profonda buca sotto la cisterna squarciata, nella quale entra un uomo - come si vede nella foto che è agli atti - è stata causata dagli idranti dei vigili del fuoco, impegnati a raffreddare le altre cisterne, per intero, tenendole bagnate in maniera costante per tutta la loro lunghezza. Non la forza del Gpl, dunque, ma l’acqua, così da poter concludere che i picchetti di regolazione delle curve tutto intorno - uno dei quali è accusato di aver squarciato la cisterna - hanno resistito non all’onda d’urto del gas, ma ad un getto d’acqua. Il che non significa che avessero forza e resistenza tali da tagliare la cisterna. Ma della buca provocata dal gas, oltre a Laurino ha testimoniato anche Giuseppe Romano, in qui giorni a capo dei vigili del fuoco che operarono sui binari di Viareggio. Il giudice Gerardo Boragine, nel corso dell’udienza, ha invitato l’avvocato Scalise a non utilizzare con l’ispettore della Polfer «un tono così polemico che mi sembra inadeguato». Arrivando fino a togliere la parola al difensore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
