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Malattie professionali, boom di indennizzi

Malattie professionali, boom di indennizzi

La provincia di Lucca prima in Toscana per numero di casi : in cinque anni sono più che raddoppiati

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VIAREGGIO. Maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro? Non proprio. Massimo Matteoni, direttore provinciale del patronato Inca Cgil, mette in guardia dalle facili letture dei dati sugli infortuni. «Il calo è evidente ma è presto per dire che c’è maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro. I dati sugli incidenti, infatti, vanno messi in realzione a quelli sul numero di occupati e sulle ore lavorate». In pratica, ci si fa meno male, perché sono meno le persone che lavorano, ma quei pochi continuano a rischiare allo stesso modo: «Anche perché in periodi di crisi le prime voci di spesa che le aziende tendono a tagliare sono quelle relative alla sicurezza e alla formazione. Per non parlare, poi, del ricorso ai contratti precari o al lavoro sommerso».

Detto degli infortuni, c’è però un altro tema su cui l’Inca tiene alta l’attenzione: le malattie professionali. «Qui il trend è opposto rispetto a quello degli infortuni – spiega Matteoni – Dal 2008 ad oggi il numero delle malattie professionali riconosciute è più che raddoppiato. Due i motivi: da un lato il fatto che nel 2008 sono state introdotte le patologie legate all’apparato muscolo-scheletrico, che sono tra le più diffuse: discopatie, ernie del disco, tunnel carpale, ecc. Dall’altro il fatto che nella provincia di Lucca in questi ultimi anni è maturata una nuova attenzione all’argomento: solo il nostro patronato ne fa 500-600 all’anno e siamo una delle province italiane con il maggior numero di riconoscimenti di patologie professionali».

Un primato di cui bisogna dare merito anche a Libero Seghieri, il compianto direttore del patronato Inac, che su questi argomenti era un’autentica autorità.

Il ragionamento è semplice, chi ha svolto per almeno dieci anni una professione difficilmente non ne paga le conseguenze in termini di acciacchi e dolori. Ci può essere il coltivatore che ha dovuto fare i conti la “sordità da rumore”, la parrucchiera che ha sviluppato la tendinopatia, il macellaio che ha sviluppato la sindrome del tunnel carpale. Insomma, ci sono casi più o meno gravi e non sempre è necessario avere una malattia particolarmente invalidante per vedersi riconoscere un risarcimento. Per avere informazioni su come chiedere l’indennizzo ci si può rivolgere ai patronati. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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