Il Tirreno

Versilia

Infortuni sul lavoro in calo ma la sicurezza non cresce

di Gianni Parrini
Infortuni sul lavoro in calo ma la sicurezza non cresce

Incidenti diminuiti per effetto della crisi, ma nei cantieri si continua a rischiare I casi “in itinere” sono un quarto del totale, si fanno male anche i titolari

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VIAREGGIO. A prima vista, sembrerebbe una bella notizia: dal 2008 a oggi il numero degli infortuni sul lavoro in Versilia è diminuito in media del 37%. A Viareggio si è addirittura dimezzato. Mettendo a confronto il 2008 e il 2013 (in quest’ultimo caso i dati non sono definitivi) si scopre che il numero degli incidenti è calato di ben 1.551 unità. La sicurezza, verrebbe da pensare, trionfa nei cantieri, nelle banchine e persino negli uffici. Tutt’altro. I lavoratori, soprattutto quelli esposti maggiormente al pericolo di infortunio, sono sempre meno (effetto della crisi), ma il rischio che corrono non è diminuito. Anzi, in qualche caso è addirittura aumentato.

I posti persi. Questo e altro lo si evince mettendo a confronto i dati dell’Inail con le iscrizioni alle liste di disoccupazione dei centri per l’impiego della Provincia. Dal 2008 al 2013 il numero delle persone in cerca di occupazione è aumentato del 25%. In Versilia, in particolare, si è passati da poco più di 4.500 a 6.389 del 2013: in pratica il 30% in più. In alcuni momenti nell’arco di questi 6 anni, il numero dei disoccupati versiliesi ha addirittura superato quello dei pari condizione lucchesi. Un dato che rispecchia le maggiori difficoltà incontrate dall’economia della costa, dove alla caduta della produzione manifatturiera (nautica, lapideo) si è sommata una certa flessione del turismo (cresciuto invece costantemente nel capoluogo). L’effetto crisi diventa ancora più evidente se si prende in considerazione il settore che storicamente fa registrare il maggior numero di infortuni: l’edilizia. Tra il 2007 e la fine del 2013 in provincia 1.666 posti di lavoro sono sfumati nel nulla (da 4.757 a 3.091). Ci sono poi da considerare le ore di lavoro: nel solo settore edile sono quasi 3mila quelle cancellate, mentre la cassa integrazione nello stesso periodo si è triplicata.

Se, dunque, si prendono in considerazione i posti di lavoro persi (intorno al 30%) e ci si sommano le ore di cassa integrazione, comincia a diventare chiaro che gli attuali occupati rischiano di farsi male come o più che in passato.

Prognosi e fattispecie. Torniamo agli infortuni. I dati relativi al 2013 sono stati elaborati dal Centro di prevenzione dell’Asl 12: «Comprendono tutti gli incidenti denunciati – spiega la dottoressa Lucia Bramanti, responsabile dell’unità funzionale Pisll dell’Asl 12 – In pratica, anche quelli riguardanti soggetti che non rientrano sotto la tutela dell’Inail, ad esempio, i liberi professionisti». I dati del 2013, dunque, non sono omogenei a a quelli degli anni precedenti forniti da Inail, ma danno comunque il trend di quello che sta accadendo in Versilia. Nel secondo semestre del 2013 il 23,4% degli infortuni è avvenuto in itinere (cioè nel tragitto casa lavoro). Nel 64,8% dei casi la prognosi è compresa tra i 3 e i 19 giorni. Il 29% di tutti gli infortuni di tipo “prevenibile” ha riguardato titolari di attività o lavoratori autonomi. Un buon numero di infortuni con prima prognosi grave (almeno 20 giorni) sono occorsi ad agricoltori: nella maggior parte dei casi si è trattato di traumi da sforzo per il rachide o agli arti superiori oppure di scivolamenti e distorsioni in campo.

Settori a rischio. Dei 1.172 infortuni registrati negli ultimi 6 mesi del 2013 ben 266 si sono verificati nel settore dei Servizi, 189 nell’ambito della Sanità e dell’assistenza alla persona (colf, cooperative di pulizie, raccolta e trattamento rifiuti), 132 nel settore del commercio. L’edilizia arriva un bel po’ dopo, con soli 89 infortuni.

@Parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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