Attenzione
Rivolta contro l’impianto dei rifiuti al Portone
Gli imprenditori della zona: «Animali, sporcizia e degrado, adesso basta» Una protesta annosa per una problematica che si aggrava con l’arrivo del caldo
PIETRASANTA. Zanzare, topi, mosche, cattivo odore e sacchetti di plastica che svolazzano per le strade. «Un degrado che subiamo da anni, nonostante segnalazioni e proteste. Chi ha casa o un capannone presso l'impianto di trattamento del rifiuto differenziato - che si trova in via dello Statuario nell'area del Portone ed è gestito da Ersu - convive da tempo con il disagio. Adesso basta».
Parole, quelle di Claudio Viviani, imprenditore con un capannone in zona, condivise da altri titolari di attività. E in effetti i rifiuti accatastati nel piazzale dell'impianto, diffondono un fetore insopportabile, che è evento fisiologico fino ad un certo punto, come spiega lo stesso Viviani. «Perché vengono lasciati i rifiuti sotto il sole quando invece andrebbero coperti, come le norme, per quanto ne sappiamo, impongono? Questo impianto, che meritevolmente valorizza la frazione differenziata, è diventata una discarica a cielo aperto. L’area è piena di insetti, sporca, ci sono grossi ratti che si muovono indisturbati lungo le strade: ma i tecnici Asl passano mai da queste parti? E ancora: quale normativa edilizio-urbanistica ha consentito la trasformazione di un'area destinata a parcheggio del lotto in zona operativa e di lavoro? Le aziende private si attengono, doverosamente, al rispetto di mille e più regole: noi vogliamo sapere se Ersu, all'interno di questo impianto, rispetta le prescrizioni previste e se Asl e Provincia hanno monitorato o meno la situazione che si è venuta a creare. Perché i disagi e i danni arrecati a chi ha un'attività un capannone o un tetto da queste parti, sono innegabili. Le istituzioni e chi di dovere facciano un salto al Portone per verificare la legittimità delle nostre proteste. Di certo abbiamo tollerato fin troppo a lungo».
Fin qui Viviani, ma il tema relativo allo stato dell'impianto era già stato sollecitato alcuni anni fa da Simone Tartarini, ex presidente del Cip 90, il consorzio - oggi decaduto - delle aziende del Portone. «Segnalai le precarietà di un impianto che in quanto a cattivo odore e modalità del trattamento del rifiuto poneva, già allora, molti dubbi. Ricordo che Ersu fece presente la priorità di delocalizzarlo in altra parte del territorio. Così non è stato, ritengo per motivi economici e da allora niente è cambiato ed è quindi comprensibile l'esasperazione di chi lavora o ha una casa nei pressi dell'impianto. Ma questa non è l'unica problematica del Portone, area depotenziata e mai valorizzata. E l’esempio del Centro Servizi è emblematico: doveva rappresentare il fiore all’occhiello del Portone, ma il Comune non è riuscito a proporre formule al privato - proprietario dei terreni su cui doveva essere realizzato, ndr - neanche all'interno dello stesso regolamento urbanistico, che lo motivassero nell'investimento. Un'occasione persa di cui tutta una comunità ne paga le conseguenze».
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