Il Tirreno

Versilia

Lippi si racconta a Pisa fra passato e futuro

di Danilo Renzullo

«Il mio errore più grande? Tornare ad allenare gli azzurri dopo la Germania» Ora vuol costituire una sua Fondazione: «Ma la burocrazia mi sta ostacolando»

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di Danilo Renzullo

PISA

«Mondiale 2010? Tornassi indietro non accetterei l'incarico di allenatore». È stato l'ultimo ct della nazionale a portare in Italia la Coppa del Mondo e adesso spera che Cesare Prandelli riesca ad emulare l'impresa del 2006, anche per cancellare la debacle di quattro anni fa. Sorridente, a tratti divertito, Marcello Lippi ieri è stato il protagonista di un incontro alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, organizzato dall'associazione degli ex allievi e dalla Fondazione Arpa. «Il mio più grande errore – dice l'attuale tecnico dei cinesi dello Guangzhou Evergrande - è stato rinnovare l'incarico di Ct nel 2010. Non si torna in nazionale dopo aver vinto un Mondiale».

Abbronzatissimo, capelli ondulati , Lippi, tra un sorriso ed una battuta, ha visitato parte della Scuola. Con un “fuori programma”: l'arrivo del prefetto Francesco Tagliente, responsabile della sicurezza della Nazionale ai mondiali 2006. «Era seduto sempre accanto a me in panchina e decideva lui le mosse da fare», scherza Lippi.

L'allenatore viareggino sale in cattedra e si sottopone alle domande di Marco Accorroni e Antonio Principato, allievi della Sant'Anna, parlando di Cina, mondiali e impegno sociale. Uno dei punti di forza dell'Italia 2006, ricorda Lippi, è stato il collettivo, il senso di squadra che ha permesso di superare tutte le difficoltà incontrante nel cammino verso Berlino e che forse è mancato negli anni successivi. «Occorrono persone intelligenti – sottolinea Lippi - che capiscano quanto sia importante mettere a disposizione degli altri le proprie qualità. Da soli non si fa niente nella vita. Insieme, invece, si può costruire qualcosa di importante».

Pronostici? «Ci sono squadre pronosticate da tutti: Brasile, Argentina, Germania, Spagna. La rivelazione penso che sarà la Francia. L'Italia, invece, non la nomino per scaramanzia: è sempre una delle potenziali vincitrici», chiosa l’allenatore.

Sull'Inghilterra, avversaria questa sera degli azzurri, Lippi avverte: «È una squadra che gioca ed e molto veloce, è cambiata rispetto al passato». Comunque andrà, il Mondiale sarà caratterizzato dalla protesta del popolo brasiliano, che vede nella competizione non un'opportunità ma un spreco di denaro rispetto alle esigenze del Paese. «Condivido le proteste – aggiunge Lippi -. È gente che muore di fame e, nello stesso tempo, vede spendere miliardi per fare cose (stadi, ndr) che non sono ancora pronte e che saranno utilizzate pochissime volte».

Non solo calcio. Nella vita di Lippi c'è anche tanto impegno sociale. Il tecnico viareggino è impegnato nella costruzione della “Fondazione Lippi”. «È in via di costituzione – dice -. Negli ultimi anni ho sentito la necessità di fare qualcosa in più, coinvolgendo altre persone. Mourinho, ad esempio, si è detto disponibile ad organizzare una partita tra i giocatori allenati da me e da lui. Stessa cosa Maradona».

Come tutti, Lippi deve però scontrarsi con la burocrazia italiana. «Non pensavo fosse così difficile dar vita ad una fondazione. C'è una serie di problemi che sta rallentando tutto. Resta però ferma l'idea di procedere».

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