Il Tirreno

Versilia

Campo Rom inagibile e assediato

di Donatella Francesconi
Campo Rom inagibile e assediato

L’associazione “Berretti bianchi” denuncia condizioni malsane e pressione dell’insediamento esterno

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TORRE DEL LAGO. Nel giorno in cui rilancia l’appello al Comune a intervenire per migliorare le condizioni di vita nel campo Rom di Torre del Lago, l’associazione Berretti Bianchi deve fare i conti con una di quelle notizie che non vorrebbe mai leggere: tre Rom - vedi articolo a fianco - arrestati mentre cercano di rubare un furgone. Una notizia che Licio Lepore, dell’associazione “Berretti bianchi” che segue i cittadini inseriti nel progetto voluto nell’ultimo anno dell’amministrazione del sindaco Marco Marcucci, commenta così. «Nessuno dei tre cittadini romeni arrestati alla Migliarina risulta nell’elenco dei residenti al campo Rom comunale di via Cimarosa. Il che non significa che rubare un furgone sia consentito, chiunque sia l’autore del gesto».

Detto questo, però, Lepore pone una questione che chiama «responsabilità al di là dell’illegalità». E lo fa raccontando le condizioni del campo di via Cimarosa e del progetto che al campo ha dato vita. «Progetto saltato completamente - continua Lepore -: siamo fermi all’amministrazione Lunardini e nulla più. Da allora ad oggi non è successo niente». I Rom dal campo non sono usciti e non hanno trovato lavoro, se non per una minima parte. Avviarli alla vita fuori dai campi significa progettare e trovare intorno sostegno, tanto che la Regione all’epoca dell’avvio del progetto aveva stanziato 70mila euro per l’avviamento al lavoro. «Il campo è in abbandono, il progetto non è mai partito - è l’accusa di Lepore - tutto intorno è nato un insediamento abusivo che “preme” sulla realtà all’interno, quella che tra le condizioni del progetto ha anche che chi delinque perde l’ospitalità, come già accaduto - e non solo fisicamente. Mentre nei conteiner che costituiscono la struttura comunale è pieno di scarafaggi». Che convivono - è bene ricordarlo - con numerosi bambini, anche molto piccoli. Bambini che l’associazione “Berretti bianchi” e le scuole della frazione sostengono nell’unica parte del progetto che rimane in piede: quello della scolarizzazione, «che dovrebbe essere il trampolino di lancio per iniziare a sperare di poter cambiare la propria condizione», sottolinea Lepore.

Là dove progettualità, cura, accoglienza sono venute meno - sottolinea il volontario - «oggi sono cresciuti isolamento e illegalità. Non posso non proporre all’attenzione di tutti questa fotografia della realtà».

Fatta di fognatura che perde, con i liquami che invadono il terreno dove i bambini giocano a pallone o imparano a camminare, ma anche dell’unico lampione che è fuori uso da dieci giorni: «Ma tenere un'intera comunità al buio - è la domanda dell’associazione “Berretti bianchi” - favorisce la sicurezza? È appropriato il buio totale alla presenza dei numerosi bambini? Ma che importa …. Sono Rom …. Per loro anche troppo!».

Chi sbaglia - riprende Lepore - «paga. Di qualsiasi nazionalità sia. Ma chiediamoci anche se sia giusto che persone debbano vivere in queste condizioni» e sotto la responsabilità di un Comune che assegna la cittadinanza civica con tanto di cerimonia e presenza dell’ ex ministro, o si vanta di aver costruito una città a misura di bambini. «Purché non siano Rom», sottolinea con amarezza l’associazione dei volontari. Che dell’amministrazione Betti (assessore al sociale Lazzerini) scrive: «Negando le promesse preelettorali ha eretto un muro di gomma nei confronti della questione Rom, venendo meno all'applicazione delle normative europee e nazionali e agli impegni presi con la Regione, con il volontariato e la comunità Rom. Questo atteggiamento erode la credibilità di un'amministrazione e avvilisce la possibilità di realizzare progetti di inclusione attingendo a finanziamenti europei».

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