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Querele incrociate Dati-Miracolo

I sindaci della Versilia si schierano con il segretario versiliese

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VIAREGGIO. I sette sindaci della Versilia si schierano al fianco di Giuseppe Dati, avvocato e segretario del Pd Versilia, che ha presentato denuncia ai carabinieri contro il collega Fabrizio Miracolo. Il quale, a sua volta, ha presentato querela contro Dati. Il quale denuncia, nero su bianco, di essere stato «investito da spinte ed urla mentre mi trovavo in piazza D’Azeglio alle 18,30 di martedì 10 giugno. Le urla pronunciate da Fabrizio Miracolo, che era insieme ad un’altra persona che non conosco, erano di questo tenore: “Quando parli di me devi stare attento, perché io ti ammazzo”. I due mi hanno ripetutamente strattonato e colpito con violente spinte». Sul posto, nell’immediatezza dell’episodio, è arriva un’auto dei carabinieri.

Nella querela presentata ai carabinieri di Viareggio, anche Miracolo, che al momento dei fatti era in compagnia di Antonio Repola, suo amico, denuncia di essere stato «spintonato» da Dati e contesta al collega e segretario del partito di averlo «sempre diffamato e disonorato». Mettendo a verbale quale sia lo scontro in atto con Dati. Il segretario della Federazione versiliese del Pd ha infatti proposto - come racconta lui stesso - «che non venga rinnovata la tessera a Fabrizio Miracolo, a causa di una sua condanna penale». Una istanza che dati ha portato ai garanti del partito ed al segretario di Viareggio, Elisa Montaresi. «Tutti si sono detti d’accordo con me», spiega Dati, «in base alla coerenza che oggi più che mai i partiti sono chiamati ad avere in materia di etica».

Nella denuncia contro Miracolo, Dati ha anche ricordato di essere stato «raggiunto, mesi fa, da una serie di telefonate ingiuriose e minacciose da parte dello stesso Miracolo perché mi ero opposto alla nomina di sua moglie, Paola Gifuni, in un organismo di partito».

Dal canto suo, Fabrizio Miracolo replica nel verbale dei carabinieri alle contestazioni di Dati sul tesseramento, sostenendo che Dati «dice una cosa non vera» quando invoca l’incompatibilità di Miracolo: «E dunque mi diffama».

Nel dire la loro, i sindaci scrivono: «Esprimiamo profonda solidarietà a Giuseppe Dati per l'episodio vergognoso che lo ha visto gravemente leso nella sua dignità personale. È con sdegno e riprovazione che vogliamo respingere ai mittenti ogni forma di violenza, verbale e non, posto che ciò non appartiene alla nostra educazione né al modo di fare politica del Pd. La mancanza di rispetto per le regole e per le persone non può avere cittadinanza né tessere nel Pd: nessuno può pensare di allungare mani violente e lingue irrispettose sulle scelte etiche di un partito e, di conseguenza, sulle istituzioni e sulla politica». Anche il Pd della Versilia è con Dati: «È riprovevole al massimo grado esprimersi non con la forza delle proprie idee, ma con aggressioni che per nulla hanno a che fare con una dialettica democratica e con lo stesso definirsi democratici nel senso più ampio. Siamo convinti che la Magistratura, alla quale va la nostra completa fiducia, saprà accertare le responsabilità di quanto avvenuto. Il Pd va avanti a testa alta e non si piega a chi preferisce l'aggressione al confronto e al libero scambio delle opinioni e delle idee». (d.f.)

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