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Versilia

La Jungenthal chiuse le porte agli inquirenti

VIAREGGIO. «Due pubblici ministeri, quattro ufficiali di polizia giudiziaria, e non ci volevano neppure ricevere»: così Angelo Laurino, ispettore superiore a capo dell’ufficio di polizia giudiziaria...

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VIAREGGIO. «Due pubblici ministeri, quattro ufficiali di polizia giudiziaria, e non ci volevano neppure ricevere»: così Angelo Laurino, ispettore superiore a capo dell’ufficio di polizia giudiziaria della Polfer Lombardia, racconta l’accoglienza ricevuta all’officina Jungenthal di Hannover, quella che inviò alla mantovana Cima riparazioni le sale montate (asse più ruote) per il carrocisterna che tre mesi dopo aver lasciato la stessa Cima deragliò a Viareggio a causa della rottura di uno degli assi “made in Jungenthal”.

«Ci sono state chiuse le porte. Non abbiamo visitato l'officina dove si effettua la revisione delle sale perché non ci è stato permesso». A porre le domande al testimone è l’avvocato Adriano Raffaelli, difensore di tre dipendenti della stessa officina tedesca: «E i piani di prova li avete visti?», chiede. «Ci è stato risposto che non c'erano», risponde netto l’ispettore della Polfer sottolineando l’indisponibilità che gli inquirenti italiani hanno riscontrato quando hanno bussato alla porta dell’officina di Hannover.

Luigi Stortoni, difensore di Giovanni Costa (dirigente di Rfi) ha mostrato in aula una serie di foto, delle quali ha poi chiesto l’acquisizione agli atti del Collegio: treni, binari e picchetti lungo la rete ferroviaria d’Europa. Un aspetto - quello del confronto con il resto del mondo, per capire come ci si regoli altrove in materia di picchetti - che la Procura di Lucca ha preso in considerazione in una apposita parte dell’inchiesta, condotta dalla dirigente Polfer (all’epoca in servizio a Firenze) Lorena La Spina. Nelle centomila pagine del lavoro della Procura (diretta da Aldo Cicala) una parte è relativa proprio al materiale acquisito, grazie alla collaborazione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (all’epoca diretta da Alberto Chiovelli), per descrivere cosa accade in Europa in materia di sistemi di regolazione delle curve. Un quadro dal quale emergono notevoli differenze. Con la consapevolezza dei rischi di quelli del tipo utilizzato in Italia. Tanto che Joerg Huebler, per l’Ufficio federale delle Ferrovie tedesche scrive: «È difficile valutare la possibilità di una loro pronta rimozione atta a ridurne la pericolosità». In Ungheria i picchetti non esistono, in Olanda li hanno tolti, nella Repubblica Ceca non vengono utilizzati spezzoni di rotaia. (d.f.)

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