Il Tirreno

Versilia

L’avvocato di Fs accusa la Polfer

di Donatella Francesconi
L’avvocato di Fs accusa la Polfer

D’Apote: «Voglio stanare le falsità». L’ispettore Laurino risponde colpo su colpo e difende l’indagine

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Non esclude di chiedere, al Tribunale davanti al quale si celebra il processo per il disastro ferroviario di Viareggio di cinque anni, di poter avere in aula il picchetto di regolazione curve ritenuto l’oggetto che squarciò la cisterna carica di Gpl. Ha esordito così, ieri nell’aula del Polo fieristico di Lucca, l’avvocato Armando D’Apote, difensore di Fs e dell’ex amministratore delegato, Mauro Moretti. Terza udienza dedicata alla testimonianza di Angelo Laurino, ispettore superiore della Polfer, che per tre anni ha tenuto il filo delle indagini condotte dalla Procura di Lucca. Ed è stato scontro in aula, con D’Apote che come primo quesito ha posto a Laurino la domanda su chi sia il proprietario di Ferrovie. Come a ricordare al poliziotto, uomo di Stato, che il suo lavoro e la sua testimonianza di un altro pezzo di Stato si riferiscono.

D’Apote ha usato toni e parole che in un’aula di Tribunale, all’indirizzo di un esponente della polizia giudiziaria, non si dovrebbero udire. Tanto che il presidente del Collegio, Gerardo Boragine (al suo fianco i colleghi Nidia Genovese e Valaria Marino) lo ha con autorevolezza invitato a «rispettare correttezza e lealtà nelle domande. E dare possibilità al teste di rispondere».

«Il mio esame serve a stanare la falsità», così si è espresso D’Apote, accusando Laurino di «aver sparso la voce che Fs Logistica rimetteva del denaro nel trasporto del Gpl» da Trecate (Novara) a Gricignano (Caserta), carico destinato all’impresa dei Cosentino, con Nicola all’epoca sottosegretario al ministero dell’economia, proprietario di Ferrovie. L’ispettore della Polfer Lombardia non ha lasciato spazio ai toni dell’avvocato difensore: «Io confermo i calcoli che ho fatto sulla base dei contratti».

Ma il botta e risposta più duro c’è stato in relazione al picchetto di regolazione delle curve, sotto accusa - in base alle risultanze dell’indagine - quale oggetto che ha squarciato la cisterna carica di Gpl, creando una via di uscita per il gas che ha raggiunto le case di via Ponchielli, incendiandosi e seminando morte e macerie. D’Apote ha insistito con molte argomentazioni e un po’ meno domande - tanto da suscitare l’opposizione dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, oltre che degli avvocati delle parti civili, ed il richiamo del presidente Boragine - sulla stabilità/solidità dei picchetti di regolazione curve. Conficcati «in una buca», nel terreno dove sono anche i binari - ha spiegato l’ispettore Laurino - e poi rincalzati dal materiale che ricopre la stessa buca. Tanto ben piantati - alla fine questo è stato quanto l’avvocato ha ottenuto - che neppure la pressione del Gpl, che sotto la cisterna ha creato una buca in grado di accogliere un uomo di medie dimensioni, è riuscita a spostare il picchetto numero 22 rinvenuto e fotografato al proprio posto là dove la cisterna ha terminato la propria corsa. Laurino ha anche ricordato che esistono precise specifiche tecniche di Ferrovie che contengono le indicazioni su come e dove collocare i picchetti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web