Attenzione
Bertinotti, sferzata alla città
«Se politica e istituzioni viareggine hanno dimenticato Caprili, allora vuol dire che sono morte»
di Simone Pierotti
VIAREGGIO
«Se la politica e le istituzioni viareggine non hanno sentito la mancanza di Milziade a un anno dalla sua scomparsa allora vuol dire che sono morte, che non sono più in sintonia con il popolo». Fausto Bertinotti parla con tono solenne a Villa Borbone per inaugurare la giornata-evento in ricordo del senatore viareggino Milziade Caprili. Tiene in mano un’agenda nera, riscalda i cuori di vecchi compagni e riempie di curiosità quelli dei più giovani. E l’ex leader di Rifondazione strappa applausi, soprattutto quando rimarca il silenzio delle istituzioni nel giorno del primo anniversario dalla morte di Caprili.
In occasione dei funerali alla Croce Verde, la sua voce ferma e commossa allo stesso tempo interpretò il dolore dei viareggini. Oggi quel dolore si è forse alleviato, ma ha ceduto il proprio posto alla rabbia e all’indignazione di chi dodici mesi fa versava lacrime per Milziade morto per poi rimanere in silenzio un anno dopo. Lo stesso silenzio che accompagna l’orazione di Bertinotti, che con Caprili ha condiviso tante battaglie in Parlamento, tante lotte al fianco dei più deboli e il passaggio epocale dal vecchio e glorioso Pci a Rifondazione Comunista. Che poi sono le stesse condivisioni di Amalia, la vedova di Milziade intenta a fare da cicerone all’amico Fausto tra i pannelli della mostra fotografica.
Ironia della sorte, ieri si celebrava anche il trentesimo anniversario dei funerali di un altro straordinario comunista, Enrico Berlinguer. E Bertinotti traccia un paragone tra la folla che accompagnò le esequie del segretario del Pci e quella accalcatasi un anno fa in via Garibaldi per l’ultimo saluto a Milziade. «In quell’occasione è stata Viareggio a parlare, a rendere omaggio a un uomo che ha onorato la città. Ma se c’è qualcosa di cui Viareggio deve pentirsi è di non averlo avuto come sindaco». Applausi. Già, la ferita è ancora aperta. Le immagini della campagna delle elezioni amministrative del 2008 invitano a porsi più di un interrogativo: «Come sarebbe Viareggio se quella volta avesse vinto lui e non Lunardini? E cosa direbbe oggi Milziade della sua città?».
Già: cosa direbbe Milziade, «uno che non si è arreso di fronte alla fine del Pci e ha provato a ricostruire un altro partito, uno che voleva fare quella che Gramsci, un autore a lui caro, chiamava ‘connessione sentimentale’ tra politica e popolo»? Bertinotti conclude individuando il lascito di Milziade: «Quando tutto sembra perduto arriva il momento in cui si ha la forza di ricominciare. E lui l'ha fatto più di una volta...»
La giornata prosegue con il concerto dei ragazzi del coro gospel The Rising Sound e, infine, si conclude in serata con la proiezione di un video dove Milziade ripercorre la sua infanzia, il suo avvicinamento alla politica, gli affetti familiari, il legame con Viareggio. Il ricordo andrà comunque avanti con la nascita nei prossimi mesi di una fondazione che porterà il suo nome. E che farà conoscere alle future generazioni uno dei politici più straordinari che Viareggio abbia mai avuto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
