Gioco
C’è tanta Versilia nel nuovo album della grande Mina
“Selfie” conta tre brani di Mancini&Bindi, fortemarmini doc Altri due sono stati scritti dal viareggino Samuele Lele Cerri
FORTE DEI MARMI. Tris d’assi per la Premiata Ditta Mancini & Bindi, i due musicisti e parolieri fortemarmini, sempre più protagonisti della scena musicale italiana.
È infatti uscito ieri “Selfie”, il nuovo Lp di Mina, e tra le tredici canzoni del disco ben tre sono quelle firmate da Matteo Mancini e Gianni Bindi, i due versiliesi che detengono così l’invidiabile primato di presenze tra le firme dell’album. “Il pelo nell’uovo”, “Troppa Luce” e “Il giocattolo” sono i brani scritti e musicati da Matteo e Gianni che sono piaciuti personalmente alla grande Mina.
Non solo: a dare a “Selfie” un accento ancora più versiliese ci pensa (eccome) Samuele “Lele” Cerri, viareggino doc che ha scritto altri due brani dell’Lp: “La sola ballerina che tu avrai” e “Mai visti due”.
“Selfie” sarà probabilmente un grande successo, visto che, tra le altre cose, una delle canzoni dell’album, “La Palla è rotonda”, sarà la sigla ufficiale scelta dalla Rai per le imminenti trasmissioni dei Mondiali di calcio brasiliani.
Mina è sempre Mina, ma a suo ulteriore merito va anche detto che negli ultimi anni, e sempre di più, è diventata l’unica possibilità, per autori (e cantautori) anche già molto affermati, di far ascoltare le proprie composizioni cantate da una interprete di spessore.
Anche stavolta, come in passato, Mina ha costruito il suo disco di inediti attraverso un lavoro lungo e certosino di ascolti e di selezioni, di cernita e di rifinitura, esaminando decine se non centinaia di canzoni, e scegliendo quelle delle quali più le è piaciuto appropriarsi – in senso artistico - ché la sua cifra stilistica è appunto anche quella di far diventare assolutamente propri i brani che decide di interpretare.
In questo senso, forse – ma è solo una ipotesi – il titolo del nuovo album, “Selfie”, rispecchia proprio questa attitudine: quasi tutte le canzoni, infatti, sono ritratti di donna in prima persona – autoritratti, meglio, - scattati utilizzando “come smartphone” quelli gentilmente forniti dagli autori delle canzoni incluse nel disco.
Anche preparando questo nuovo disco, dunque, Mina ha ascoltato le proposte che le sono arrivate sotto forma di provino: da autori affermati e da autori sconosciuti, da autori professionisti e da autori dilettanti. Le ha ascoltate con quel metodo e quella paziente intelligenza che sono propri dei grandi artigiani: perché sa bene che il guizzo dell’originalità e del genio possono nascondersi anche dove meno ce li si aspetterebbe.
Nelle tredici canzoni di “Selfie”, Mina ritrova vecchi amici, conferma recenti frequentazioni e, come sempre, incontra nuovi compagni di viaggio e regala opportunità a giovani talenti: così, accanto a autori noti come Don Backy (chi non ricorda “L’immensità”?) o Claudio Sanfilippo, il cui brano lo ascolteremo come sigla delle trasmissioni sui Mondiali, arriva una ideale “factory” che nel tempo si è costituita intorno a lei, tutor curiosa ed esigente, che richiede a musicisti, arrangiatori e autori un eclettismo e una versatilità non comuni: la capacità di essere pronti a misurarsi anche con generi e suoni che magari non sono quelli nei quali sono cresciuti, ma che lei li spinge ad esplorare e ad approfondire.
La parte del leone in questo disco, come detto, la fa la Versilia. “Lele” Cerri vanta numerose collaborazioni con Mina e artisti di grosso calibro, mentre la coppia formata da Bindi e Mancini è relativamente recente: la prima canzone incisa in assoluto è stata “Volpi nei pollai” (in “Facile”, 2009) seguita da “Fuori città” (in “Piccolino”, 2011).
In questo disco Bindi e Mancini mettono a segno una tripletta: “Il pelo nell’uovo”, “Il giocattolo” e “Troppa luce” (a tale proposito vi sottoponiamo subito una curiosità: di chi sarà la vocina infantile che duetta con Mina all’inizio di quest’ultima canzone?).
“Selfie”, coordinato da Massimiliano Pani, è insomma un fascinoso carosello di canzoni e di diverse atmosfere il cui denominatore comune è semplicemente la voce. Una voce che non è mai uguale a sé stessa, a dimostrazione di una duttilità interpretativa senza precedenti e senza pari. Mina, appunto.
Franco A. Calotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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