Finanza
In tribunale per le pesche “abusive”
Pensionato le vendeva senza permesso: «Non posso pagare la multa»
QUERCETA. Dura da quasi due anni ormai la vicenda che vede coinvolto Enrico Bresciani, il sessantaseienne ex maestro di karatè meglio noto negli ambienti della Versilia come "Carciofino" e famoso per la sua partecipazione ai mercati settimanali in Versilia con il proprio banchetto di frutta. Vicenda che tra pochi giorni (precisamente il 24 giugno alle 11.30) approderà anche davanti al banco del giudice di Pace di Lucca.
Bresciani infatti, era il 22 agosto del 2012, stava cercando di vendere davanti alle poste di via Fratelli Rosselli a Querceta 35 pesche che aveva raccolto in un cesto di vimini dal frutteto di una parente: "illegalmente", dato che essendo in pensione non era più iscritto alla camera di commercio e non possedeva più la licenza. E proprio questo deve aver pensato il vigile urbano che, di pattuglia quella mattina, ha sequestrato i 35 frutti al conosciutissimo ambulante stilando un verbale di 5mila euro di multa. Uno sproposito che ha gettato Bresciani sul lastrico. Disperato l’uomo si è appellato da prima alla polizia municipale (arrivò ad incatenarsi di fronte alla sede dei vigili) e poi all'amministrazione comunale. Che però, dopo due anni di attesa e «di sofferenza», come li descrive lo stesso "Carciofino", gli ha inviato un bollettino di pagamento definitivo di 2mila e 500 euro. Troppo, secondo Brecsiani. «Per questo ho fatto ricorso - racconta Bresciani, disperato quanto amareggiato dalla situazione che lo vede implicato - non mi resta altro da fare che appellarmi al giudice e chiedergli di mettersi una mano sulla coscienza: se è giusto davvero, in Italia, rovinare la vita di un uomo per 35 pesche che altrimenti sarebbero marcite nel campo di mia zia. Un uomo che, ci tengo a precisarlo, non ha mai neppure saputo com'era fatta la Guardia di Finanza visto che dovunque ho lavorato, anche a Firenze e a Lucca, sono sempre stato pulito e nel rispetto delle regole».
Dal giudice di pace "Carciofino" (che fin da subito suscitò la solidarietà dei tantissimi che lo conoscono) si presenterà da solo, senza un avvocato a difendere la sua causa. «Perché dovrei avere bisogno di un avvocato? - dichiara, quasi candidamente - io non ho bisogno che qualcuno dica che non sono colpevole: quella volta ho sbagliato, è vero. Ma una multa da 5mila euro per 35 pesce non può che essere definita una vergogna, e così pure costringermi a pagare più di 2mila euro dopo due anni in cui sono stato costretto a prendere delle medicine per come questa storia mi ha ridotto. Ad ogni modo mi vergogno profondamente di essere italiano, e quando questa storia sarà finita me ne andrò all'estero».
Gabriele Buffoni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google