Il dolore
Sfratto all’affittacamere dei tunisini
Ultimo atto per l’ex pensione Pierre Claude. Ma tra gli ospiti c’è anche un anziano allettato
VIAREGGIO. Lo spettacolo alle dieci del mattino in via Leonardo da Vinci, ad un soffio dalla Passeggiata e in pieno centro città, è lo specchio di tutte le contraddizioni viareggine. La casa su due piani, tipica della zona, la polizia in presenza abbondante, gli esponenti di Unione inquilini e Brigata antisfratto, gli stranieri che vivono nell’abitazione sotto sfratto, alcuni di loro con obbligo di dimora, la titolare del contratto d’affitto che li ospita tutti - così racconta - compresa una coppia di cittadini romeni con una bambina piccola. Ed in mezzo a questa “corte dei miracoli”, il Comune: che l’affitto ha pagato, a botte di 2mila euro al mese, come da cifra fatta dall’affittuaria alla stampa, ieri mattina. «Da agosto scorso il Comune non paga più», racconta la signora Antonina Destro che spiega di aver trovato un’altra abitazione ed i aver solo bisogno di quindici giorni di tempo per completare il trasloco.
Ma la storia di questo concentrato di contraddizioni - prima fra tutte la cifra che il Comune pagava e perché lo faceva - è fatta di altre puntate. Compresa quella datata febbraio 2013, quando i carabinieri della Compagnia di Viareggio trovano, nell’affittacamere ad un passo dalla pineta di Ponente, un chilo di hashish già diviso in 10 panetti e 10 grammi di cocaina, divisa in varie dosi, pronte per essere venduta. Trovato anche tutto il materiale da taglio e il necessario per confezionare le dosi, vari cellulari - che secondo gli investigatori venivano usati per l’attività di spaccio - e 3mila euro in banconote di piccolo taglio, probabile provento di spaccio. «Con quella storia non c’entro niente», sottolinea con forza la signora Destro: «Quando è accaduto io ero in Tunisia».
L’operazione porta a sei arresti, e la storia di questa casa torna ad essere una ordinaria storia di sfratti, per finita locazione, perché è dal 2012 che i proprietari (empolesi) tentano di tornare in possesso delle tipica viareggina.
Ieri mattina, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario, la situazione dei residenti nell’abitazione non era cambiata: due persone con obbligo di dimora, la famiglia romena, la signora Destro, un suo anziano parente impossibilitato a muoversi dal letto, come ha certificato anche il medico legale.
L’ufficiale giudiziario è determinato: questo sfratto s’ha da fare. Ma l’anziano rifiuta il ricovero in ospedale ed il 118, alla chiamata per l’ambulanza, fa notare che non è un’emergenza e che per questo tipo di servizi hanno bisogno di due giorni di preavviso.
Nel frattempo viene informata di quanto sta accadendo l’assessore al sociale, Isaliana Lazzarini, impegnata a Lucca in un incontro con Erp. È furibonda: «Gli uffici del Comune non mi hanno detto niente di questo sfratto! Per me quell’anziano va al Ferrhotel dove c’è posto. E se la funzionaria, Barsotti, non firma la lettera, allora firmerà il dirigente Strippoli! Io mi sono rotta: non posso lavorare in questo casino! Chi non ci vuole stare, se ne vada...Barsotti ha fatto domanda di mobilità: e allora, che vada! Gli uffici stanno bloccando tutto appositamente...E io non ci sto!». Per l’esecuzione dello sfratto se ne riparla il 30 giugno...
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