Sicurezza
«Me ne vado da questo Paese a meno che...»
Fabrizio Cinquini coltivava marijuana per curarsi: sta scontando una pena di 6 anni
PIETRASANTA. «So di avere fatto una cosa giusta e so che, a causa di questa mia scelta, ho pagato e sto pagando duramente sulla mia pelle. Una volta finito tutto, me ne andrò dall'Italia».
Il dottor Fabrizio Cinquini, pietrasantino di Strettoia, conosciutissimo in Versilia ma anche nel resto in italia per le sue ricerche, ha 51 anni. Sta scontando una pena di 6 anni a cui si aggiunge il pagamento di 30 mila euro di multa e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Questo perché un tribunale lo ha giudicato colpevole di coltivazione di cannabis dopo che i Carabinieri verbalizzarono, nel 2012, la presenza di 277 piante di canapa nella sua abitazione di Strettoia. Casa dove adesso non può recarsi in quanto ha l'obbligo di dimora a Forte dei Marmi.
«Non sono in carcere, ma mi hanno messo al confino» ironizza, senza più sorridere, Cinquini. «Come sto? Bene, considerando quello che ho passato, diciamo bene».
La malattia. La sua storia, di malato prima e di medico-ricercatore poi, comincia nel 1998. «Stavo effettuando un servizio di emergenza su un'ambulanza e ho contratto l'epatite C. Sono stato sottoposto a due anni di chemioterapia. Due anni durissimi che non mi hanno curato affatto» ricorda Cinquini che tenta, allora, un'altra strada che in parte già conosce: segue un trattamento a base di papaia, aloe e semi di canapa. E torna a vivere, a riprendere peso, a sentirsi se stesso, forte, mentalmente e fisicamente.
La ricerca. Cinquini è un medico e ha un approccio scientifico al suo caso: studia i semi, li seleziona, si confronta con produttori europei, costituisce una società per realizzare innesti a scopo terapeutico. «Per portare avanti i miei studi mi servivano, almeno, mille piante di canapa: sono riuscito a coltivarne poco più di 600: non era possibile, materialmente, andare oltre. Nonostante questo ho selezionato e stabilizzato 5 semi ibridi che valorizzano le oltre 700 molecole contenute nella cannabis. Quei semi, oggi, vengono utilizzati a Valencia e ancora alle Canarie con riscontri importanti visto che sono efficaci nella cura per i disturbi della condotta alimentare, là dove oggi si tramortiscono le persone con gli psicofarmaci e ancora sono indicati per i casi di epilessia pediatrica. Il seme di cannabis ha un valore nutrizionale inestimabile e la sua assunzione, per via alimentare, è più indicata di quella per inalazione». Facciamo un passo indietro: Cinquini non nasconde le sue idee, anzi. Organizza convegni, fonda un'associazione e sperimenta alla luce del sole, si autodenuncia in quella che lui ritiene più che una disobbedienza civile una lotta per aiutare le persone che soffrono di determinate patologie: ma in Italia c'è una legge, la Fini-Giovanardi a cui si deve rispondere. E così, da un giorno all'altro, per Cinquini inevitabilmente tutto cambia.
I guai e il carcere. «Non so quante volte ho avuto a che fare con giudici, carcere e condanne: ho perso il conto e non è un modo di dire. So, però, che dal 2005 è cominciata una storia che purtroppo, in attesa dell'appello, è ancora tutta da scrivere». Cinquini si fa 5 mesi di carcere, fra Massa e Lucca e, per un breve periodo, lo trasferiscono all'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo. «A Montelupo ci sono finito a causa di uno sciopero della fame, durato 16 giorni, durante i quali persi 8 chili, per protesta contro le condizioni disumane in cui erano lasciati i detenuti di Lucca. Sovraffollamento delle celle, situazione igienico-sanitaria inaccettabile, nessun tipo di attività. Una sofferenza continua. Mi hanno mandato in questo posto appiccicandomi l'etichetta dello schizofrenico, del megalomane, di persona sofferente di delirio genealogico: ecco, quest'ultimo disturbo attribuitomi bene sintetizza lo stato in cui versano le nostre carceri. Durante un colloquio avevo detto che mio nonno, Pilade Cinquini, era stato un grande maratoneta del passato, ma non venni creduto. Poi, a Montelupo, uno dei medici, appassionato di corsa podistica, prese atto che avevo semplicemente raccontato la verità e così cancellò dal mio ' palmares', quanto meno, questa patologia. E comunque nell'ospedale psichiatrico, proprio perché non volevo farmi imbottire di farmaci e flebo, ho ripreso a mangiare, anche perché le condizioni della struttura e il modo di approcciarsi con le persone, era molto più umano. Una volta accertato che pazzo non ero e nemmeno sofferente di particolari disturbi, mi hanno trasferito al carcere di Massa. Poi sono arrivati il processo e la condanna che pur consentendomi di abitare da mia madre, mi obbliga, a parte alcune situazioni preventivamente autorizzate, a non lasciare Forte dei Marmi».
La legge e gli studi. Nel frattempo c'è stata la revisione della legge Fini-Giovanardi. «Dal punto di vista personale, l'avere distinto le droghe leggere da quelle pesanti, si dovrebbe tradurre in un alleggerimento della pena, che fino a ieri prevedeva condanne dai 6 ai 20 anni (adesso è da 2 a 6 anni, ndr). Tempo fa lancia una raccolta firme per fare dichiarare incostituzionale questa legge, raccogliendone 45 mila. Fini e Giovanardi dovrebbero chiedere pubblicamente scusa per le condizioni in cui hanno gettato migliaia di italiani con le loro regole».
C'è chi considera anche in ambito medico, la cannabis tutt'altro che valida a fini terapeutici. «Non esiste studio scientifico che metta d'accordo tutti. La Cannabis, a cui non riesco, pur sforzandomi, a trovare un difetto, è assolutamente meno pericolosa e non dà affatto dipendenza a differenza dell'alcool che, come noto, fa più vittime di ogni altra sostanza o ancora del tabacco: sono i numeri a dirlo e la stessa comunità medica, così come la stampa, le lobby politiche ed economiche, ne sono a conoscenza. Ma fa più comodo evidenziare lo spauracchio del proibito, della droga che stordisce e che, “pericolosamente” ti rende “ felice”, senza troppi pensieri. L'Italia è un paese - sottolinea Cinquini - alla continua ricerca del nemico: prima i drogati, poi gli extracomunitari, quindi i rom, poi ancora i clandestini e adesso stiamo tornando di nuovo ai drogati. Perché è più semplice e perché ci lasciamo governare dai poteri forti che dicono cosa dobbiamo assumere e cosa no, l'importante è che qualcuno ci guadagni sopra. Poi, dopo qualche decennio esce uno studio scientifico che dice: questa terapia fa male, questa medicina uccide. Ma questo accade dopo, sempre dopo: nel frattempo qualcuno si è arricchito sulla pelle della povera gente. Ecco, io, tutto questo, non l'ho mai accettato, perché sono a conoscenza di terapie, non solo quelle relative alla cannabis, che potrebbero aiutare a guarire tante persone. E allora, pur sapendo dei rischi che correvo, sono andato avanti, sono riuscito a fare del bene. Mi trattano come un criminale, mi hanno dato del pazzo, ma sento di fare parte dei cosiddetti “buoni”».
La fuga, o forse no. «Questa è stata una battaglia giusta - continua Cinquini - ma la porterò avanti altrove, qui in Italia, culturalmente, servirebbe una rivoluzione. Ed io, per quanto mi riguarda, ho già dato il mio contributo. A meno che…». A meno che? «In passato, dall'estero, mi hanno offerto contratti importanti: li ho rifiutati perché sono un imbecille, un idealista e uno che lotta per ciò in cui crede. Ecco se riuscissi - precisa Cinquini - a contribuire ad esperienze come "La Piantiamo" in Puglia che promuove l'uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l'approvvigionamento ai pazienti affetti da serie malattie o ancora all'idea di realizzare un centro sperimentale sulla canapa e sui suoi enormi benefici, nell'ex manicomio di Maggiano, potrei ripensarci. Ma è difficile essere ottimisti e credere in un Paese che ti considera un farabutto, condannandoti a 6 anni di carcere solo perché hai cercato di aiutare chi soffre. Detto questo non rinnego niente di quello che ho fatto anche se arriva un momento in cui devi cominciare a pensare anche al tuo domani e a quello di chi ti vuole bene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
