Gioco
Inchiesta veneta sul Mose, i Boscolo conosciuti in porto
I mezzi della “Dragaggi” per l’escavo hanno lavorato anche ad aprile I commenti in Darsena: «Persone per bene con il lavoro nel sangue»
VIAREGGIO. Nel luglio dello scorso anno i magistrati veneti che aprirono le indagini sulla realizzazione del progetto Mose - inchiesta la cui prosecuzione ha scoperchiato in questi giorni il “pentolone” della tangenti che travolge imprenditori e politici - imposero l’obbligo di dimora al Luciano Boscolo Cucco, in qualità di rappresentante legale della “Dragaggi Srl”. Per un dipendente della stessa impresa, Federico Sutto, furono disposti gli arresti domiciliari. Nell’operazione di questi giorni che ha portato all’arresto di 35 persone, tra i nomi destinatari di misure cautelari vi sono anche Stefano Boscolo Bacheto (amministratore di fatto della cooperativa San Martino) e Gianfranco (detto Flavio) Boscolo Contadin (direttore tecnico della Nuova Co.ed. mar Srl).
La “Dragaggi” e le sue draghe sono di casa in porto a Viareggio. Dell’impresa e dei suoi rappresentanti dicono un gran bene alla agenzia marittima “Vannucci”: «Sono nati renaioli, ma è gente con il lavoro nel sangue, dall’alba al tramonto. Non possiamo che dirne bene...Tra l’altro sono anche grande mecenati, persone che hanno sempre fatto del bene».
Nel dicembre 2013 l’impresa veneta - che a Viareggio ha già operato, per esempio nel 2010 in associazione d’impresa con la Sasit di Paolo Del Pistoia - si era aggiudicato il primo intervento di escavo in somma urgenza appaltato dall’Autorità portuale toscana. Aveva poi partecipato alla seconda “chiamata” dell’Autorità che aveva visto prevalere al “Geoconsul” di Genova, la quale aveva poi noleggiato draga e personale dalla “Somit” di Chioggia. Il cui rappresentante legale, Carlo Tiozzo Briasola - nell’agosto scorso - fu colpito da provvedimento di obbligo di dimora nell’ambito dell’inchiesta sui presunti appalti “distorti” e fatture false per sei milioni di euro, bufera scoppiata sul Consorzio Venezia nuova e le altre società consorziate che si occupano della costruzione delle dighe mobili del Mose.
Le “bufere” sul mondo dell’escavo e delle sue imprese imperversano in tutta Italia. È appena del 3 giugno l’udienza preliminare a Pescara per l’inchiesta condotta dalla Procura distrettuale antimafia de l’Aquila (che ha coinvolto la stessa Sasit) e nella quale compaiono tutti i maggiori nomi di questo tipo di attività in Italia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
