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Buon compleanno, cara vecchia Torre Matilde
Iniziò 480 anni fa la costruzione del monumento simbolo di Viareggio
di PAOLO FORNACIARI
Quattrocentottanta anni fa, il 5 giugno 1534, fu decisa la costruzione della Torre Matilde, esempio di architettura militare, che è certamente il monumento storico più rappresentativo di Viareggio. Intorno alla Torre è nato e si è sviluppato il borgo, sotto la sua protezione si è avviato il traffico commerciale marittimo, nelle sue immediate vicinanze ha avuto inizio l'attività marinara e cantieristica viareggina. Rappresenta uno dei pochi edifici storici ancora presenti, nella loro integrità, nel tessuto urbano cittadino. Purtroppo, da alcuni anni è chiusa al pubblico, diventata più che testimonianza muta della storia di lotta, sofferenza e fatica dei nostri progenitori, che sfidando la malaria hanno dato origine alla Viareggio di oggi, palese e non costruttivo esempio di come nella disordinata ricerca del proprio futuro, sempre meno roseo, la città sia incapace di conservare e valorizzare la propria storia, il proprio patrimonio storico, architettonico ed urbanistico, la propria originale dimensione culturale.
Il lungo restauro. La Torre, dopo alterne vicende e diverse destinazioni d’uso, dopo essere rimasta, dal 1945, inutilizzata, chiusa, inaccessibile, custode di se stessa, alimentando con la sua imponente presenza, con il fascino del mistero delle sue inviolate stanze racconti, fra storia e leggenda, nel 1969 cessò il suo stato d’abbandono e vennero iniziati da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa i lavori di restauro, che furono poi ripresi nel 1975 ed ultimati alla fine del 1982, con la riconsegna in data 1 febbraio 1983 della Torre alla città di Viareggio. Restauro che ha permesso di portare alla luce la struttura originaria della fortificazione, prima dei molti interventi di suddivisione di spazi, superfetazioni e modifiche strutturali resi necessari dalle diverse utilizzazioni e destinazioni d'uso e che sono comunque leggibili e percepibili tuttora nel complessivo impianto architettonico. A restauro concluso è stato possibile evidenziare, a fianco delle originarie bocche da fuoco, dei camini per i fumi e dei condotti di raccolta delle acque piovane, le numerose aperture dotate di inferiate del carcere; ai varchi sulle volte prodotti per i percorsi verticali dei soldati e dei materiali, si contrappongono le lacerazioni murarie procurate dai collegamenti ottocenteschi. La Torre, pertanto, si presenta composta da tre piani più una terrazza e un vano destinato a cisterna per l'acqua piovana, posto sotto il piano terreno, a cui si accede per mezzo di una botola. I tre piani sono rappresentati da ampi stanzoni con archi a volte e collegati fra loro mediante una scala in ferro e da un pozzo centrale.
La Torre e le tasse. Poiché è impossibile tracciare la storia della Torre senza ripercorrere anche la storia di Viareggio, in questa sede elencheremo solo le tappe delle varie destinazioni di uso, così come è stato possibile rilevarle dagli atti e dai documenti conservati nell'archivio storico del Comune di Viareggio, che per altro meritano di ulteriori ricerche e approfondimenti. La massiccia Torre, detta impropriamente “Matilde" (attribuendone erroneamente la costruzione alla Duchessa Matilde di Canossa, morta nel lontano 1115) fu fatta edificare dal Governo lucchese con deliberazione del 5 giugno 1534, in prossimità dello sbocco a mare della Fossa della Selice (attuale canale Burlamacca). La costruzione di questa Torre, "missa in fortezza", fu eseguita sotto la sovrintendenza di Tommaso Montecatini, Jacopo Arnolfini, Martino Bonvisi, Bernardino Cenami, Filippo Calandrini e Francesco Balbani, utilizzando come materiale le bozze di pietra squadrata che furono ricavate dalla parziale demolizione del procinto del vecchio castello (“Castrum” di Viareggio). Per finanziare i lavori vennero imposte alcune gabelle straordinarie sulle merci che si sbarcavano alla foce di Viareggio. La costruzione fu terminata, come previsto, nel 1542. Vicino alla Torre alcuni anni dopo fu edificato il palazzo destinato ad ospitare il Commissario di spiaggia, la massima autorità locale che aveva l'incarico di disciplinare il movimento delle merci che transitavano dallo scalo marittimo. Il palazzo fu collegato alla Torre mediante un loggiato, per permettere al Commissario di portarsi al riparo delle sue spesse mura in caso di eventuali attacchi nemici. Originariamente la struttura si presentava come la vediamo adesso. Nei primi anni del XVI secolo fu rialzata di un piano. Questa sopraelevazione fu demolita nel 1947 durante un primo restauro eseguito dalla Soprintendenza ai Monumenti di Pisa. L’ultimo piano fu dotato di una struttura muraria a vela dove furono collocate due campane che adesso sono conservate dal Centro Documentario Storico. La più grande, che è esposta nell’atrio del Palazzo delle Muse, fu fatta fondere da Francesco Azzi nel 1699 e reca la seguente iscrizione: “Temporis alma parens moderatrix facta sonantis / adsis in auxilium mortis ut hora venit / aes monet quod est crebius percutit ut / et polverem reddat”.
Da roccaforte a carcere. Non prima del 1703, anche l'orologio pubblico che si trovava sulla facciata del palazzo del Commissario fu trasferito sulla sommità della Torre. Eretta per la difesa del piccolo borgo dalle incursioni dei pirati barbareschi, non ebbe quasi mai modo di dimostrare la sua validità come struttura militare. Il suo momento epico la Torre l’ebbe nel dicembre del 1813, quando le truppe anglo-sicule, al comando di Lord Bentick, sbarcarono sulla spiaggia di Viareggio ed invasero Lucca. In quell’occasione il presidio militare, comandato da Ippolito Zibibbi, avrebbe dovuto contrastare lo sbarco degli invasori, ma la palese superiorità del nemico rese inutile ogni tentativo di resistenza e la Torre si “arrese” senza sparare un solo colpo di cannone. Questo episodio, che palesò la scarsa validità del fortilizio viareggino, decretò la fine della struttura quale presidio militare, avviandola all’esclusivo ruolo di luogo di detenzione. Così la Torre, dopo essere stata oggetto di un intervento di adeguamento strutturale, fu adibita a carcere non adatto per ospitare detenuti “criminali”, poi anche a Bagno dei forzati. A partire dal 1823, dopo che le carceri furono trasferite a Camaiore, la torre fu destinata esclusivamente a Bagno dei forzati, fino al 1847, quando anche questa funzione fu soppressa dal Granduca di Toscana. Dal marzo 1848 al maggio 1849 divenne sede della Guardia Civica, poi rimase inutilizzata. Allora il Municipio chiese al Governo toscano di adibirla a carcere pretorile. L'11 ottobre 1850 fu approvata «la cessione, a titolo gratuito, della Torre e delle due stanze annesse che finora hanno servito per carcere». Nel verbale di consegna al Municipio di Viareggio redatto il 22 novembre dello stesso anno, si legge: «Un antico fortilizio con recinto all'interno nell'aria di Levante e Settentrione convertito in parte in due piccole stanze ed un andito, parte in una sola stanza destinata già per corpo di guardia e parte ad uso di corticella dalla quale si fa accesso al rammentato Forte che al terrestre comprende tre piccoli ambienti con andito e sito per le scale di macigno a più rampe munite di ringhiera di ferro le quali mettono in una sala a volta reale con grosse trasversali catene di ferro a telaio al piano primo in altra sala simile al secondo e finalmente al terzo a tetto diviso in due cameroni nei quali vi e una piccola cucinetta con fornelli, sito per l'orologio comunale con torretta che sostiene una campana per le ore. Il tutto in Viareggio, Parrocchia e via Sant’Antonio, nei luoghi detti al Bagno de' Forzati, alla Torre e Magazzino Partiti». La Torre, definitivamente carcere, fu strutturata in sei celle, dai nomi convenzionali di “Pontida, Napoli, Mantova, Venezia, Solferino e Legnano”, ognuna delle quali in grado di ospitare fino a sei detenuti, e mantenne questa funzione fino alla seconda guerra mondiale.
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