Gioco
Il Club nautico ricorda Mankin: il campione che insegnava il mare
Il presidente Roberto Righi: era un mito dello sport ma anche un grande amico e un maestro Oggi la cerimonia ufficiale a Livorno, le ceneri saranno sparse nelle acque del Tirreno
VIAREGGIO. «Valentino era mio amico...Perché c’è sempre un gruppo di amici, prima di tutto...». Roberto Righi, avvocato e presidente del Club nautico viareggino, è impegnato nel Trofeo Benetti che compie 50 anni, e - prima della cena al rinnovato ristorante del Club - ricorda Valentin Mankin, campione di vela e maestro di intere generazioni, scomparso domenica a Viareggio per una lunga malattia. «Gli ho prestato tante volte la star - parla così Righi, mentre i ricordi si inseguono uno dietro l’altro a svolgere il film di un’amicizia e di un pezzo di storia della vela - ma solo una volta ho fatto una regata con lui...E quella volta abbiamo anche perso, perché mai mettere sulla stessa barca due timonieri...».
A Viareggio - ricorda Righi - c’era un gruppo di “finnisti”, primi tra tutti Franco Pampaloni e Michele Malfatti. Che con Valentin Mankin legarono subito. «Lui non smetteva mai di insegnare - continua il ricordo -: era proprio una spinta che gli veniva da dentro... Perfino i momenti in cui eravamo a tavola li utilizzava per trasmettere quello che sapeva...». Impegnato in una lotta con i velisti versiliesi, più “gaudenti”, con i quali aveva stretto amicizia e che frequentava.
«Mi ricordo una giornata del 2001 - è ancora Righi a parlare -: eravamo in mare, era inverno e ci allenavamo la mattina presto...Ad un certo punto ci prese il Libeccio, quando eravamo all’altezza del Principe di Piemonte...Valentino preso il timone e mi disse “ci penso io”...Rientrammo sicuri sotto gli occhi di una folla preoccupata, sul Molo, vista l’impresa...». Ed è ancora nel 2001, a dicembre, che Righi batte Mankin: «Eravamo stati a casa mia a Tonfano per festeggiare il mio compleanno. La mattina dopo c’era la regata: Mankin con Pampaloni su una barca, io ed un altro amico su un’altra. Noi primi per tutta la regata e lui dietro, fisso a 5 metri...Ecco, quella è l’unica volta che ho vinto..».
Il nastro si avvolge, fino alla prima volta che Valentin Mankin mise piede a Viareggio: «Era il 1977 e lui era già un mito della vela mondiale. Si correva qui il Campionato europeo Star. Gareggiava con una barca antidiluviana...Era arrivato con un furgoncino beige dal quale scesero due personaggi in impermeabile che nei giorni delle regate girarono per tutto il tempo in porto...Erano gli agenti del Kgb che lo avevano accompagnato...».
Velista da quando era bambino, impegnato nelle regate fin dal 1970, Righi - da presidente del Club nautico - ha voluto rendere omaggio nel 2013 al campione all’amico. Così Mankin è diventato socio onorario del Club: «Sapevo che era malato e ho voluto per lui un riconoscimento pubblico finché era in vita...». Anche una rappresentanza del Club sarà a Livorno, oggi, per la cerimonia funebre. Poi il campione che insegnava il mare al mare tornerà: con la dispersione delle ceneri, appuntamento del quale sarà la federazione italiana vela a rendere note le “coordinate” nei prossimi giorni.
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