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Remorini torna a casa, ma col braccialetto

Remorini torna a casa, ma col braccialetto

Il giudice dice sì alla scarcerazione e concede i domiciliari. Con il vincolo dell’allarme elettronico

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VIAREGGIO. Massimo Remorini viene scarcerato. La decisione del giudice del tribunale di Imola, che accoglie la richiesta dell’avvocato Massimo Landi, è stata comunicata ieri allo stesso legale con un telegramma dal carcere di Lucca. Dove Remorini è rinchiuso da metà aprile con l’accusa di aver rapinato una banca in Emilia.

Il ritorno a casa è previsto per martedì 3. Remorini, però, non sarà libero. Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari col vincolo del braccialetto elettronico alla caviglia. Questo dispositivo avvisa immediatamente i carabinieri se chi lo porta si allontana dall’abitazione.

Ed è stata proprio questa misura ad aver convinto il gip emiliano ad accogliere la richiesta dell’avvocato Landi. Remorini, infatti, si era visto negare la scarcerazione dal tribunale del Riesame di Bologna, che aveva respinto il ricorso del suo avvocato contro l’ordinanza che aveva portato lo “zio” a San Giorgio. Alla successiva richiesta, rivolta al gip di Imola, era emersa la possibilità degli arresti domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. Che può essere applicato solo su consenso dell’indagato. In questi giorni i tecnici della Telecom installeranno l’apparecchiatura nella casa di Remorini, con una centralina che controlla il perimetro dell’abitazione e che - come detto - è collegata ai carabinieri.

«La nostra richiesta - afferma l’avvocato Landi - è stata accolta per la possibilità di applicare questa misura, e per la conferma del fatto che Remorini non progettava affatto la fuga in Sudafrica. Questo elemento non risulta dagli atti dell’indagine: la fuga, in realtà, era idea di un altro indagato».

Massimo Remorini, 57 anni, è in questi giorni alla sbarra nel processo per le donne scomparse: è di pochi giorni fa la sua deposizione, in cui ha ribadito la sua versione dei fatti secondo cui Velia e Maddalena si sarebbero allontanate da sole dal campo di via dei Lecci. L’inchiesta, però, che lo ha portato in carcere riguarda un’altra vicenda, ben distinta. Secondo gli inquirenti, dopo aver commesso una rapina a Imola stava progettando un altro colpo in Emilia. L’arresto è arrivato dopo un’indagine con intercettazioni telefoniche condotta da polizia e carabinieri, dopo il colpo messo a segno il 17 febbraio scorso ai danni di una agenzia della Banca di Romagna del gruppo Carisp Cesena, che fruttò 37mila euro. Remorini vi avrebbe partecipato insieme ad altre due complici. Oltre a lui è stato arrestato il catanese Francesco Giuseppe Indorato, 45 anni, mentre due avvisi di garanzia sono stati emessi a carico di presunti fiancheggiatori.

Matteo Tuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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