Nautica in crisi, assalto alle buste paga
La denuncia della Fiom-Cgil: ci sono imprese che non pagheranno le quattordicesime e vogliono tenersi il bonus del Governo
VIAREGGIO. Quattro imprese nel giro di una settimana a farsi avanti con il sindacato in cerca di un accordo per mettere le mani nelle buste paga dei dipendenti. Aziende che da 10 a 25 lavoratori, che operano nel settore degli appalti della nautica, nell’asfissiata Darsena viareggina. «Ci informano che non potranno pagare la quattordicesima - racconta Lamberto Pocai, segretario generale della Fiom viareggina - ma chiedono anche di poter verificare tutte le riduzioni possibili sulle voci che compongono le buste paga». Assalto al salario, insomma, il primo dei diritti di chi lavora. Con la baionetta sguainata, visto che qualche imprenditore sicuramente più in difficoltà di altri, ha anche proposto ai dipendenti di rinunciare al bonus di 80 euro stabilito dal Governo per lasciarlo nelle mani dell’azienda con un vero e proprio gioco di prestigio. «Ma anche il superminimo è nel mirino - continua Pocai - così come lo è il premio di produzione». Voci che su stipendi lordi da 1.500/1.600 euro lordi al mesi significano aggiunte del 30-40% che fanno la differenza nell’economia familiare.
«Non passa giorno - si legge nella nota diffusa ieri dalla Fiom provinciale - che un'azienda degli appalti o della filiera si trovi costretta a negoziare con i propri dipendenti il ribasso dello stipendio, perché i contratti di appalto non hanno più una regola che salvaguardi la sopravvivenza economica delle ditte rimaste in vita a sopportare e subire questa condizione». Ma le questioni aperte in Darsena non sono di esclusiva natura salariale: «Su Polo Nautico, ma potremmo dire anche sul resto della Darsena, i lavoratori non ci stanno a soccombere e subire il frazionamento di un'area demaniale senza garanzie precise che vincolino l'uso dei beni pubblici alla presentazione di piani industriali che permettano di condividere cosa si produce e soprattutto con chi si produce, anche per un ritorno di carattere sociale e ambientale, in grado di determinare un'occupazione stabile che non può essere generica o precaria e priva di elementari diritti contrattuali. Cosa che peraltro dovrebbe essere vincolata per legge in cambio del diritto all'uso delle concessioni demaniali». Il messaggio è per l’Autorità portuale del segretario Fabrizio Morelli: «Ci sembra di capire che sotto al profilo tecnico, salvo la richiesta di parere all'Avvocatura dello stato e fermo restando l'impegno assunto dalla parte politica del comitato che ad oggi non ha ancora messo al tavolo le parti interessate, via sia un'apertura da parte dell'Autorità a favorire tale percorso peraltro affermata più volte anche in un recente passato. Come rappresentanza sociale che cura gli interessi dei lavoratori dell'area portuale, riaffermiamo la necessità che le delibere, i regolamenti e le azioni tese a governare, riorganizzare e ridisegnare lo sviluppo della Darsena viareggina, a partire dalle norme che stabiliscono l'uso concessorio di un bene demaniale pubblico, debbano per forza essere in qualche modo socializzate e condivise con chi opera quotidianamente in quell'area».
Area che vede - tra l’altro - tutto aperto ancora il confronto sul futuro dei lavoratori che andranno ad operare nei capannoni che SanLorenzo ha occupato in base all’accordo con Fipa. Mentre, fuori da Polo nautico, Azimut Benetti ha iniziato ad inviare le prime lettere per la messa in cassa integrazione, come da accordo siglato, e Perini Navi ha fissato un nuovo incontro con la rappresentanza sindacale per il 6 giugno. Nel futuro della prestigioso marchio della grande nautica internazionale potrebbe esservi, a breve, la costruzione di un’imbarcazione dal 100 metri. Che, però, non potrà essere costruita in porto a Viareggio.
«Nessuno nega che vi sia bisogno di dare risposte certe in tempi brevi alla vicenda Polo nautico - conclude Pocai - ma è evidente la necessità che un equilibrio su tutto questo va ricercato e non si può costringere i più deboli a pagare ancora una volta per tutti. Noi non lo accettiamo e faremo di tutto per impedire che tutto ciò continui ad accadere».
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